domenica 18 novembre 2018

Un'Au(ro)ra luminosa per Treviso

CAPITOLO 6: PNR COME NON CI FOSSE UN DOMANI

Per battere la resistibile Jesi, lontana parente della bella Aurora che tanto bene fece la passata stagione, è sufficiente una ordinaria ed ordinata De' Longhi. Concetto lapalissiano: minima spesa e massima resa. Non suda eccessivamente Max Menetti che però da buon perfezionista richiama i suoi all'attenzione ogni volta in cui qualche sbavatura emerge nell'esecuzione dei giochi. Però una stagione si costruisce anche con le vittorie semplici, lineari, utili ma non esaltanti in senso assoluto. Sicuramente puntando sull'identità di gruppo. E dunque la miglior notizia per il tecnico reggiano è aver visto un costante aumento di consapevolezza dei suoi uomini, in piena forma o acciaccati, che giocano col coltello tra i denti dall'inizio alla fine, non lasciando scampo ad una Termoforgia imprecisa e disattenta.

Diciamolo: vedere Matteo Imbrò e Davide Alviti recapitare palloni in serie a Matteo Chillo, il quale converte puntualmente gli assist in due punti, fa sorridere qualunque amante del pick'n'roll come soluzione primaria se non principale dei giochi offensivi. Ma allo stesso tempo osservare la volontà di tutti i biancocelesti - e non solo di Lollo Uglietti, ormai titolare del dicastero della Difesa anche se costretto a partire di rincorsa - di sbucciarsi le ginocchia in retroguardia, fa spellare le mani a suon di applausi. Questa è la TVB operaia che si invocava in estate e che in ottobre si era vista soltanto a sprazzi.

Tre vittorie in fila, da Verona a Jesi passando per il sacco di Mantova, certificano la crescita di Treviso. Tre successi colti contro avversarie di levatura modesta o in evidente confusione, ma pur sempre risultati preziosi. Con una Fortitudo ormai involata in netto anticipo verso la vittoria della regular season, la De' Longhi può tranquillamente dedicarsi ad affinare i meccanismi in vista dei playoff. Sempre che la prevedibile (e prevista) flessione di gennaio-febbraio dei felsinei non cambi le carte in tavola. Intanto si può pensare a Montegranaro, battuta a domicilio proprio da Bologna e desiderosa di rapida rivalsa. La gara di domenica al PalaSavelli sarà un banco di prova affidabile per le aspirazioni di crescita della banda Menetti.

PAGELLE TV-JESI:

Tessitori 6,5: gioca poco, appena 15 minuti, il pisano. Ma non per falli. Semplicemente il suo teorico cambio risulta più efficace. Ed alla fine sono tutti contenti. Anche lui, che chiude con 10 punti che non sono poi un bottino disprezzabile.
Burnett 6: al rientro dopo lo stop per fascite plantare, gli manca il ritmo partita ma prova ugualmente a giocare di fioretto. Buone le intenzioni, quando tornerà al meglio della forma potrà incidere ancor di più.
Sarto ng: 5 minuti di garbage time
Alviti 7: visione di gioco eccezionale, i 6 assist confezionati non possono essere taciuti. Bella anche la finta dall'angolo con partenza e schiacciata, a dimostrare che l'ex Imola non è soltanto un tiratore sugli scarichi.
Wayns 6: l'impegno c'è, anche in difesa. La mira da fuori (0/4) no.
Antonutti 6: al rientro anche lui dopo un paio di gare saltate causa frattura composta ad una costola. Gioca anche in avvicinamento, facendosi beffare dal ferro in tre occasioni. In difesa non può tenere Totè, troppo alto e pesante.
Barbante ng: vedi Sarto.
Imbrò 7: nuovamente positivo, l'empedoclino. Prima chirurgico nelle esecuzioni offensive, poi efficace in difesa, infine autore di una rubata a metà campo con schiacciata(!) in contropiede che merita i replay degli highlights.
Chillo 7,5: puntualissimo sugli assist dei compagni, roccioso in difesa su Rinaldi e Lovisotto. Una garanzia insomma.
Uglietti 7: voto esagerato? No. Perché pur senza effetti speciali il piemontese regala un giro di vite alla propria retroguardia. Dimostrazione, +22 di plus/minus.
Lombardi 7,5: il miglior Eric della stagione. Non si lascia condizionare da un errore nei primi minuti, quando spreca un canestro già fatto. La dimostrazione giunge nel prosieguo a suon di rimbalzi offensivi (4), di tap-in e di triple.
Menetti 7: la squadra ormai ha acquisito una fisionomia ed una identità, il gruppo lo segue, i miglioramenti si vedono. Ora mancano le riprove assolute contro avversarie di caratura superiore.

Dillard 6,5: fosse una guardia, meriterebbe un voto più alto. Ma è un play ed è costretto ad agire da boia ed impiccato, risultando quasi sprecato. Al terzo fallo commesso si accende la spia della riserva di tutta Jesi.
Mentonelli ng: 87 secondi invisibili nel finale.
Mascolo 5,5: prova a dar ordine alla manovra, alla fine non combina granché.
Baldasso 5: il suo tiro doveva essere l'ideale apriscatole con cui scardinare la difesa trevigiana. Invece l'ex Trieste viene limitato, segnando poco soprattutto a causa dell'asfissiante difesa di TVB.
Santucci 6: un paio di canestri frutto di coraggiose iniziative.
Rinaldi 5: dispiace, perché nei precedenti contro TVB si era sempre distinto per voglia di lottare e per ottime prestazioni. Stavolta incappa in una serata da mira storta (20%) e grande fatica nella battaglia di muscoli con Chillo.
Jones 5,5: qualche bella percussione e nulla più. Troppo poco.
Totè 6,5: bravo ad approfittare delle situazioni in post basso contro Antonutti o a sfruttare i centimetri contro avversari meno prestanti. In progresso rispetto all'esperienza veronese.
Lovisotto 5: un brutto ritorno nel palasport che avrebbe potuto essere la sua casa.
Cagnazzo 4: alla batosta in campo, con i suoi giocatori vittime continue prima di elementari giochi a due e poi di semplici tiri costruiti con pazienza, unisce l'assenza finale in sala interviste. Una caduta di stile.

QUINTETTO IDEALE: Imbrò, Uglietti, Alviti, Lombardi, Chillo.

giovedì 15 novembre 2018

L'importanza di non chiamarsi Dmitry (e di non fare voli pindarici)

A Cantù risuona il segnale d'allarme. Non è una novità (purtroppo). E per l'ennesima volta si conferma la fondatezza dei peana di quei pochi osservatori precocemente bollati quali Cassandre.
A Cantù sono finiti i soldi. "Capirai che notizia", immagino sia il primo commento. Ma la gravità del fatto poggia sulla gestione scellerata di un presunto magnate giunto dall'Est, sbarcato in Brianza con proclami rivelatisi in rapidità vuoti di contenuti e ricchi di bugie.

Non mi soffermo sulle vicende giudiziarie di Dmitry Gerasimenko, inseguito da un mandato di cattura per bancarotta fraudolenta ed appropriazione indebita. La storia giudiziaria la scrivono i tribunali, com'è giusto e logico che sia. Preferisco focalizzare l'attenzione sugli aspetti di mera gestione della società sportiva. E mi domando: possibile che nessuno si sia domandato perché qualche anno fa Gerasimenko svuotò interamente il suo vecchio club, il Krasny Oktyab'r, trasferendo JaJuan Johnson dalla piana del Volga alle colline brianzole? Nessuno si chiese il motivo di tale operazione e se in un futuro prossimo tale sorte sarebbe toccata anche alla Pallacanestro Cantù?

Io all'epoca non rimasi insensibile alla questione ma evitai di esplicitare il mio pensiero, fortemente dubbioso. Troppe ombre nella persona e negli affari del russo piovuto dalla vicina Svizzera e poi convenientemente espatriato a Cipro. Il tempo da autentico galantuomo ha dissipato ogni nebbia e ha chiarito che le sensazioni iniziali erano corrette. Gerasimenko era interessato a qualche operazione di natura immobiliare, probabilmente per reinvestire (eufemismo) i capitali un tempo russi. Non è un caso che tutto il suo progetto ruotasse attorno al nuovo palasport, di cui ancora non si vede l'ombra. Così come non è un caso che la Pallacanestro Cantù sia oggi in vendita a prezzo simbolico, ma senza i terreni del Pianella che restano nella disponibilità del presunto magnate.

Cantù è quindi sull'orlo del baratro. Servono subito capitali freschi. Tanti. Perché bisogna far fronte alle scadenze federali - tra dodici giorni la rata NAS, tra meno di un mese il controllo ComTeC - e perché gli stipendi finora quasi non si sono visti. Senza dimenticare i debiti finora accumulati, ancora non quantificati anche se si mormora di cifre importanti. In simili condizioni al club italiano che vanta ancor oggi il maggior numero di Coppe internazionali vinte serve un miracolo.

"I miracoli sono insensati per definizione... Solo quello che può accadere accade realmente" (Jon Ostermann/Dr. Manhattan)
La speranza è che anche stavolta si possa trovare un modo per tramutare l'ossigeno in oro.

domenica 11 novembre 2018

Mantova in salsa

CAPITOLO 5: UN TANTO AL CHILLO

Mantova è da anni terra di conquista per TVB. Che al PalaBam cala il tris: i biancocelesti avevano vinto a gennaio 2017 nella città virgiliana col buzzer-beater di Kazuto Saccaggi, si erano ripetuti un anno e 6 giorni fa col bombardamento di Matteo Imbrò e centrano la terza affermazione in casa Stings con una prova da collettivo operaio. Forse questa è la vittoria più bella della stagione e non è un ossimoro in assoluto che sia giunta dopo la prestazione più sporca e cattiva di questi sette turni di campionato. Bene così per Max Menetti che incassa il quinto referto rosa dell'autunno e porta la sua squadra al terzo posto in classifica dietro l'imbattibile Fortitudo e la sorprendente Montegranaro - e domenica prossima c'è lo scontro diretto tra felsinei e Poderosa, occhio alle sorprese.

Si diceva della terza vittoria al PalaBam. Palasport bruttino e freddo che però regala quasi sempre soddisfazioni alla De' Longhi. Tacendo della sconfitta di misura dell'aprile 2016 quando la serataccia al tiro di Ty Abbott e le porcherie di Amici fermarono temporaneamente la corsa della TVB 2.0 di Pillastrini, la celebrazione dei due punti sta diventando piacevole abitudine nello spogliatoio biancoceleste allestito nell'impianto mantovano. Punto di contatto con la precedente affermazione in ordine temporale, le numerose assenze. Un anno fa non c'erano Fantinelli ed Antonutti; stavolta a far compagnia al friulano a bordo panchina ci sono anche Burnett ed il lungodegente Tomassini, cambiato e nei 12 ma ovviamente non utilizzabile. A proposito: da martedì il play pesarese dovrebbe riprendere confidenza con il lavoro di squadra, obiettivo il pieno recupero entro Natale. Auguri a lui.

Per gli amanti delle statistiche e della cabala, i successi ottenuti senza Antonutti salgono a 3 su altrettante uscite. Casualità? Anche no. Perché senza un 4 poco fisico e molto condizionante sia in attacco che in difesa, questa Treviso sa esprimersi con maggiore cattiveria in difesa. E, sul fronte opposto, con Lombardi responsabilizzato emerge un Matteo Chillo autentico MVP di una gara muscolare e che a tratti sfugge al controllo della mediocre terna arbitrale. La pioggia di falli tecnici - nell'ordine: a Raspino, alla panchina Stings, a Menetti - descrive puntualmente l'alto tasso di nervosismo di un match senza veri padroni, almeno fino a due minuti dal termine. Ovvero quando improvvisamente le mani dei tiratori trevigiani si scaldano ed infilano i canestri dello strappo.

La bomba della vittoria porta la firma di Lorenzo Uglietti cioè il peggior specialista possibile nel parco esterni ed uno dei meno affidabili in assoluto dall'arco contando anche il pacchetto lunghi. Ma senza l'oscuro lavoro nel pitturato di Chillo non si arriverebbe al dolce epilogo. I secondi ed a volte terzi tiri regalati dal lungo bolognese fanno ingolosire qualunque amante della pallacanestro vecchia maniera, quella fatta di sgomitate, di allacci in area, di blocchi di contenimento, di posizionamento a rimbalzo. E rendono amarissimo l'epilogo alla Pompea (giuro, stavo per scrivere Dinamica) che non coglie la ghiotta occasione di prendersi due punti d'oro contro una teorica corazzata costretta a viaggiare sotto i 20 nodi e con metà delle artiglierie in avaria.

Treviso quindi passa e ringrazia i suoi operai Uglietti e Chillo, ma anche Imbrò che mostra di gradire assai i canestri del palasport della Favorita. Per una volta ci si può anche dimenticare della serataccia di Tessitori e di Alviti o i balbettii di Wayns che ancora non riesce ad essere decisivo pur giocando in maniera discreta. Mantova invece dovrebbe interrogarsi su alcune scelte estive, iniziando da una coppia americana incolore per poi passare a lunghi di rincalzo sin troppo fallosi. Se questi Stings vogliono davvero puntare ai playoff, forse dovrebbero cambiare qualcosina per non vedere il proprio sogno sgretolarsi come la migliore sbrisolona reperibile nelle pasticcerie sotto i portici di Piazza Erbe. Il menù di serata è goloso per TVB che rientra a casa rinfrancata dalla prestazione collettiva, gustosa quanto un pasticcio di luccio in crosta con salsa; Menetti può concentrarsi sul recupero di Burnett dalla fascite plantare in vista dell'arrivo domenica al Palaverde della Termoforgia Jesi di Tommy Rinaldi. Dieta ferrea invece per gli Stings che dovranno rifarsi sabato a Ravenna, corsara a Imola.

PAGELLE MN-TV:

Tessitori 5,5: parte fortissimo ma incappa in un metro arbitrale piuttosto complesso. Quattro falli di cui 3 in attacco, l'ultimo sanzionato dopo pochi secondi dal ritorno in campo a fine terzo quarto. Succede. Per sua fortuna il suo backup non ha simili problemi.
Sarto 6: sbaglia qualcosa di troppo al tiro ma il 18enne di scuola Benetton è difensore arcigno e regala preziosi minuti di fiato ad una squadra improvvisamente ritto al lumicino quanto a rotazioni.
Alviti 4,5: niente da fare, l'aria del PalaBam proprio non gli piace. Come ex di turno non fa nulla per farsi rimpiangere.
Wayns 6,5: soliti meravigliosi movimenti da guardia. E solite ingenuità in difesa. Menetti ormai ha capito come utilizzarlo e Maalik gioca quasi soltanto nel ruolo 2 prendendosi responsabilità offensive.
Imbrò 7: volitivo, presente mentalmente, dotato di leadership. Unico difetto, tira malissimo: il suo 22% da 3 urla vendetta. In compenso gioca con efficacia sui due lati del campo.
Chillo 8: mostruoso. 12+11 dalla panchina ridicolizzando Morse e mettendo la museruola sia a Ghersetti che a Cucci. La lotta ne esalta le capacità per la gioia del suo allenatore.
Uglietti 7,5: ormai agisce da point forward manlevando Wayns dagli obblighi di portar palla e di gestire i possessi. Due note di merito assolute: la difesa in mismatch su Morse e la bomba della fuga definitiva.
Lombardi 7: troppo rapido e verticale per tutti i lunghi mantovani, tecnici e lenti di piedi. A suo agio nelle situazioni di pick'n'roll ma anche nella lotta a rimbalzo. Il quintetto base lo ha rigenerato.
Menetti 7: con la coperta cortissima, infeltrita dai falli di Tessitori e dall'apatia di Alviti, inventa un approccio differente alla difesa mista mantovana chiedendo ad ali e centri un lavoro supplementare. Nel finale i suoi bucano la retina da ogni posizione a dimostrazione che pazienza ed abnegazione pagano sempre.

Vencato 5,5: vorrei ma non posso. Recuperato dal malanno al ginocchio, tenta giocate di personalità ma azzecca poche scelte. Paradossale che dopo aver sbagliato tre triple aperte insacchi proprio l'ultima, quella della speranza, prima del cesto dalla lunga di Uglietti.
Morse 6: finché gli consentono di usare il fisico contro avversari meno grossi, fa quel che vuole. Poi si ritrova accoppiato a Chillo e si diverte decisamente meno. Franando su Uglietti in rinculo alza bandiera bianca.
Raspino 5: per essere l'ala piccola titolare della propria squadra combina davvero poco e si fa notare ancora meno.
Visconti 6: tiratore folle, alza la mano da ogni posizione. Ne mette poche, in verità, ma in momenti importanti. Almeno dimostra il necessario sangue freddo e la voglia di far qualcosa.
Ferrara ng: due minuti quasi invisibili sul parquet.
Ghersetti 6: solito argentino da battaglia, mena fendenti con cattiveria ed esce per falli solo alla fine (stranamente). Contro Alviti ha partita facile, con Lombardi è un'altra musica.
Maspero 6,5: forse il migliore di Mantova. Partenza in quintetto base, buone idee sulla gestione dei possessi, tanto lavoro a favore della squadra. Unico neo, il tiro. Ma è difetto conosciuto.
Warren 4: come i punti realizzati, solo dalla lunetta visto lo 0/7 in azione. Il suo -10 di plus/minus inquadra l'entità della zavorra che affossa Mantova nell'occasione.
Cucci 5,5: emulo di Ghersetti, gioca molto di fisico e poco di tattica. Un onesto mestierante e nulla più.
Seravalli 6: belle alcune intuizioni, soprattutto con la zona. Gli si presenta un'opportunità unica, battere una squadra ridotta all'osso: non la coglie perché nel momento decisivo i suoi lunghi si fanno ridicolizzare da Chillo e Lombardi a rimbalzo.

Quintetto ideale: Maspero, Imbrò, Uglietti, Lombardi, Chillo

venerdì 9 novembre 2018

Le regole auree del giornalismo sportivo

Cari lettori, oggi ho deciso di rompere la monotonia del blog per affrontare un argomento poco conosciuto al di fuori del ristretto ambito degli addetti ai lavori. Mi riferisco all'ideale manuale di comportamento del giornalista sportivo. L'esperienza maturata dallo scrivente spero possa risultare utile alle nuove leve ed anche a qualche collega non più di primo pelo che si affaccia per la prima volta o dopo molto tempo al mondo della cronaca sportiva.

Iniziamo da un concetto semplice. Molti osservatori ritengono il giornalismo sportivo una sorta di refugium peccatorum per chi vorrebbe scrivere ma non sa da quale ambito iniziare. Ciò è parzialmente vero ma anche straordinariamente falso. Vado a spiegarmi.
Per scrivere di sport teoricamente è sufficiente conoscere la disciplina in oggetto (almeno le regole di base), avere un paio di conoscenze nell'ambiente e la pazienza di seguire le notizie. Dallo sport sono emerse storicamente delle penne raffinatissime, colleghi di spiccata intelligenza che si sono affermati con le proprie capacità. Alcuni come il compianto Giorgio Lago hanno reso lo sport una autentica fucina di nuove leve giornalistiche, costruendo le redazioni del domani sperimentando sul campo l'efficacia dei collaboratori poi diventati redattori. Ma cosa differenzia un ottimo giornalista sportivo da un mediocre giornalista sportivo? Quali dettagli marcano la distanza di qualità tra un articolo ben realizzato ed un copia&incolla qualsiasi, magari attinto dal mare magno di internet o dei comunicati stampa?

  1. La qualità sopra ogni cosa. Il buon giornalista sportivo arricchisce costantemente la propria preparazione. Non soltanto partecipando ai corsi obbligatori dell'Ordine professionale ma approfondendo a proprie spese argomenti snobbati da colleghi che si occupano d'altro. Dunque diventa prioritario acquisire competenze accessorie, da una buona infarinatura delle lingue franche (inglese sopra ogni cosa, il castigliano può essere consigliato) alle nozioni tecniche dello sport in oggetto. Sergio Tavcar, punto di riferimento per ogni telecronista cestistico d'Italia, insegna che il confine tra qualità e mediocrità alberga anche nella corretta pronuncia dei nomi stranieri oltre che nella conoscenza minima della carriera di giocatori ed allenatori.
  2. Le 5 W. Una regola sempre valida: mai dimenticare che chi vede un servizio televisivo o legge un articolo o ascolta una radiocronaca può non avere la minima idea di cosa sia successo in precedenza. Quindi è bene ricordare di chi o cosa si stia parlando, del luogo, della collocazione temporale e delle implicazioni. Accorgimento ovviamente da diluire principalmente nelle prime righe, in testa, ma senza far sembrare il tutto come una velina d'ufficio stampa statale.
  3. La storicità. Un buon archivio del passato è utilissimo per ritrovare retroscena, curiosità, storie con cui accompagnare un articolo o un servizio, aumentando l'interesse del pubblico. Uno stile troppo essenziale e con pochi particolari è consigliato solo per le brevi; in caso di cronache o di approfondimenti è quasi obbligatorio ripescare nella memoria ciò che può arricchire lo scritto o il racconto con quel particolare che stimola il fruitore, riportandogli alla memoria qualcosa di sepolto oppure stuzzicandone la curiosità.
  4. La continenza. Requisito fondamentale del diritto di cronaca sancito dalla famosa "sentenza decalogo" del 1984 (assieme a veridicità e pertinenza), la continenza impone al giornalista sportivo di marcare un preciso stile senza rinunciarvi mai. Continenza significa non eccedere nell'utilizzo di lessico inappropriato, non aizzare alcuna tifoseria, non mancare ai propri doveri. Per chi ricopre incarichi televisivi, significa anche mantenere un aplomb professionale - traduzione per il gentil sesso: agghindarsi in maniera vistosa o mostrare le proprie grazie per qualche visualizzazione in più non è etico né rispettoso della professione.
  5. Equidistanza. Altro requisito talvolta colpevolmente dimenticato in un cassetto. L'imparzialità nel giornalismo sportivo richiede di non lasciar mai trasparire simpatie o tifo o (peggio) rapporti personali, dall'amicizia alla frequentazione intima, nei confronti dei tesserati. La vita privata del giornalista non deve mai interferire nello svolgimento del suo lavoro e viceversa. Se non si possono scindere vita privata e professione, probabilmente è consigliabile dedicarsi ad altro.
  6. Rapidità, sia nello scrivere che negli spostamenti. Lo sport richiede al giornalista una puntualità costante, tanto nella presenza quanto nella stesura dei pezzi. Questo perché l'estrema velocità con cui viaggiano le notizie attraverso i moderni mezzi di comunicazione consiglia che una cronaca o una news sia disponibile in brevissimo tempo. Per i colleghi della carta stampata, gli eventi sportivi in notturna obbligano a notevoli stress visti i tempi di chiusura delle tipografie: se in media occorre più di un'ora a confezionare una cronaca da 3000 battute, è il caso di esercitarsi oppure di passare la mano.
  7. Un vocabolario adatto. Le parole sono importanti, per citare Nanni Moretti: non tutto è concesso. Senza utilizzare un linguaggio troppo complesso, bisogna sempre circostanziare il fatto riconducendolo all'ambito specifico. Quindi, conoscenza dei ruoli, delle tattiche, degli appellativi. Utilizzare il termine "attaccante" in ogni sport di squadra può far arrabbiare i puristi o far perdere appeal al giornalista pigro.
  8. Indipendenza. Forse la caratteristica più difficile. Perché dopo una cronaca non gradita il dirigente Tal dei Tali potrebbe telefonare per protestare. O perché il caposervizio Tizio Caio potrebbe voler modificare un testo in maniera arbitraria. A costo di risultare antipatici o apparire poco collaborativi, a volte bisogna rimarcare la propria indipendenza professionale. Ricordando ai dirigenti che il diritto di critica, se caratterizzato da opportuna continenza (vedi punto 4), non è limitabile. E chiedendo il dovuto rispetto delle regole della professione ai colleghi, ritirando la propria firma in caso di modifica non autorizzata di un proprio scritto.


Spero che questo breve elenco possa servire. Anche al pubblico, editore di riferimento di qualunque autentico giornalista, che ha il sacrosanto diritto di criticare ma prima ancora di essere informato.

domenica 4 novembre 2018

Il Mi(ni)stero della Difesa

CAPITOLO 4: BOLLITO IN SALSA PEARA'

C'è del buono nel derby veneto. Soprattutto per la De' Longhi che appare rinfrancata dopo gli abomini centesi. E forse non è un caso che la TVB più convincente di questo autunno sia quella priva di Michele Antonutti. Già a Piacenza, contro un'avversaria del tutto resistibile come la Bakery, Treviso aveva giocato e vinto con una bella prova di collettivo coincisa con l'assenza del suo capitano. Con Verona l'assenza del friulano conferma la cabala ed ancor di più evidenzia variabili tattiche in parte da esplorare oltre ad una responsabilizzazione complessiva che risulta incoraggiante. Diciamocelo: pochi avrebbero scommesso di vedere un Matteo Imbrò MVP partendo dalla difesa (4 recuperi, segnatevi il dato). Ancor meno probabilmente avrebbero puntato un centesimo su un Davide Alviti a proprio agio nel detestato ruolo di ala forte. Eppure...

...Eppur si muove. La classifica della De' Longhi, ovviamente. Il rinforzino per dirla alla Conte Lello Mascetti funziona. Non ci si riferisce al mezz'etto di stracchino o alle poche olive o al quartino di vino sfuso annotati da Lucianino Perozzi nel proprio diario ma al supporto morale prima che tattico scaturito dall'ennesima emergenza in casa biancoceleste. Contro una squadra abituata a giocare il pick'n'roll fino allo sfinimento e condizionata dalle scelte di due giocatori fin troppo accentratori, la vittoria TVB passa attraverso una ritrovata consapevolezza difensiva. Ma la vera notizia non è tanto questa riscoperta nei singoli, quanto nella volontà collettiva: i recuperi di Imbrò ed Uglietti contagiano anche Wayns, molto meno indolente rispetto alle scorse settimane e finalmente utile alla causa, nonostante si prenda tiri e scelte più da guardia che da play. Potenza della presenza in panchina (solo a far numero) di Giovanni Tomassini?

Per una volta non ci sono episodi di nervosismo nella cucina dello chef Menetti che alla fine può gustare un assaggio prelibato di quel che la sua brigata potrebbe offrire come menù classico domenicale. E la difesa sulle linee di passaggio gialloblu pare una gustosa salsa destinata ad innaffiare le portate ed accompagnare tanto le transizioni veloci quanto le percussioni a difesa schierata, magari sfruttando accoppiamenti azzardati o maldestri di un avversario sempre meno concentrato e che alla fine brucia pentole e fornelli.

Fa abbastanza male vedere la Scaligera attuale. Le scommesse estive stanno cadendo tutte rivelando trappole insidiose. Verona ottiene il massimo da Amato ma quando il play deve accomodarsi in panchina per falli o per rifiatare non ci sono veri portatori di palla aggiuntivi. Non può esserlo quel meraviglioso solista di Jazzmarr Ferguson, troppo preso dal sempiterno pick'n'roll teso al tiro da ogni posizione, per poter orchestrare un collettivo disperatamente orfano di guida tattica ed infarcito di ali ma poverissimo di guardie. Severini è un 3-2, Henderson idem, Ikangi un 3-4: che farsene di tale sovrabbondanza in un reparto a scapito delle necessità tattiche di un cervello autentico? Mistero della tattica cestistica. Mentre Treviso si affida al Ministero della Difesa, dicastero in cui i sottosegretari abbondano, Dalmonte si prepara ad una strigliata memorabile a diversi suoi presunti leader. Lo preannuncia anche in sala stampa: più di qualcuno in settimana tremerà dalle parti dell'Adige. Sempre che venga lasciato lavorare: in tribuna si vede Alberto Martelossi, osservatore (dis)interessato reduce da un lungo periodo di ferie, ancora a libro paga di Ferrara ma evidentemente desideroso di ributtarsi nella mischia. Sabato la Scaligerà riceverà la visita di Cagliari, avversaria abbordabile e da battere ad ogni costo per non dover rimpinguare il carrello dei bolliti con nuovi tagli. Mentre Treviso si recherà a Mantova, 30 km più a sud, per una trasferta che potrebbe dare altre belle risposte ad una squadra che faticosamente cerca identità e che forse, con maggiore consapevolezza nella propria metà campo, potrebbe davvero proporsi come contender per la promozione.

PAGELLE TV-VR

Tessitori 6: Forse qualche scoria del virus intestinale è rimasta in circolo. Un po' molle il pisano che dopo 18 minuti di partita si accomoda in panchina per non alzarsi più, approvando la scelta del coach di preferirgli Chillo. Fotografia del match: due appoggi consecutivi sbagliati nella ripresa. Per stavolta, lasciamo stare.
Burnett 7: nel primo tempo Verona gli lascia il primo passo e lui affonda la lama nel burro. Poi sbatte a ripetizione contro i raddoppi ma al contempo prova a creare qualcosa per i compagni (2 assist).
Alviti 7: gli darà anche fastidio giocare da 4 tattico ma la riprova della sua efficacia è evidente. Udom lo perde in continuazione in difesa e lui può insaccare solo soletto. Doppia-doppia sfiorata (10+9).
Wayns 6,5: 13 punti tirando da un po' ovunque ma con scelte talvolta azzardate, vedi la bomba scagliata senza ritmo e (bontà sua) segnata. Coraggio, al ritorno di Tomassini dovrebbero mancare solo 5 settimane, poi potrà sfogarsi nel ruolo di guardia.
Imbrò 8: migliore in campo e per netto distacco. Cosa manca nel suo tabellino? Solo la stoppata. Il resto c'è. Punti, rimbalzi, assist (4), recuperi (idem). Sontuoso 23 di valutazione. E partendo dalla panchina.
Epifani 6: mandato in campo per far rifiatare i colleghi più esperti. Sufficienza di stima.
Chillo 7: sale di tono col passare dei minuti e nell'ultimo quarto devasta l'area veronese, stravincendo il duello con Quarisa e con Candussi. Finalmente si è rivisto il guerriero del precampionato.
Uglietti 7,5: la chicca della sua gara è rappresentata dalla bomba dall'angolo nella ripresa. Ma in mezzo ci sono la solita applicazione difensiva, il playmaking aggiunto, la capacità di spendersi in più zone del campo.
Lombardi 6: forse potrebbe fare di più. Intanto contribuisce con 8 rimbalzi. Sa farsi da parte quando serve in favore di un Alviti più in palla.
Menetti 7: trasmette la giusta carica emotiva e trova le adeguate contromisure. Verona imposta il gioco su scelte elementari in attacco e sulla fisicità. Lui trova contromisure in quintetti leggeri e nella scelta di giocare sulle linee di passaggio.

Ferguson 4: ad un certo punto diventa Ferroguson, visto il numero di forzature che ammaccano gli anelli del Palaverde. Da sesto uomo può avere un impatto di livello a patto di non dover gestire i possessi. Non è un caso che a Biella avesse al fianco play veri (Venuto) o esterni polivalenti (Uglietti e Bowers). Così è deleterio.
Amato 6,5: finché non si esclude con un tecnico che obbliga Dalmonte a panchinarlo, è il vero ago di bilancia della Tezenis. Forse non sarà un top player assoluto ma vale comunque la scelta di affidargli la cabina di regia come titolare.
Candussi 4,5: positivo nel primo tempo, poi diventa una zavorra tecnica e non solo. Nella ripresa perde qualche giro di giostra in difesa e la sua area diventa preda dei finti lunghi trevigiani.
Henderson 3: due canestri, -13 di plus/minus (stesso dato di Ferguson). Basta?
Maspero ng: pochi minuti, a partita quasi compromessa. E non fa nulla. Che dirgli?
Udom 4,5: per due volte consecutive perde Alviti in difesa in elementari situazioni di adeguamento. Dovrebbe forse dare maggiore profondità in area ma oltre a questo si nota la sua apatia: se non gioca un numero sufficiente di palloni in attacco, si blocca.
Quarisa 5: era un lottatore nelle giovanili Benetton. Tale è rimasto, anche se col passare del tempo è diventato sempre più grosso e con una notevole carica di cattiveria agonistica che talvolta sfocia in falli gratuiti.
Severini 6: posizioni giuste, spaziature impeccabili, ma è e resta uno swingman impiegato fuori ruolo. Non una novità in questa Scaligera composta da doppioni.
Ikangi ng: il fisico c'è ma in campo gioca costantemente fuori ruolo. Ricorda sinistramente quell'Okulaja che nel 2004 concluse la stagione in Benetton: il talento c'è ma non si può chiedere ad un n.4 di giocare in ogni posizione tranne in quella che gli compete.
Dalmonte 5,5: la zona 2-3 sfoderata a cavallo della ripresa è mossa tattica utile a sovvertire per un po' le gerarchie. Purtroppo per lui il livello di concentrazione della sua squadra è tremendamente incostante ed i risultati si vedono.

QUINTETTO IDEALE: Imbrò, Burnett, Uglietti, Alviti, Chillo.

domenica 28 ottobre 2018

Quanto è triste l'Emilia...

CAPITOLO 3: I GENERALI DI CENTO

La seconda sconfitta in campionato della De' Longhi riserva diversi spunti di riflessione. Ovviamente il brodino sardo di mercoledì non poteva cancellare i difetti di una squadra ancora alla ricerca di identità e di certezze. Cento evidenzia impietosamente ancora di più le debolezze di una Treviso troppo brutta per essere vera. Inutile in questo frangente invocare assenze o condizioni di forma precarie: manca di tutto. All'appello risultano assenti ingiustificati parecchi elementi, chi per concentrazione e chi per nervosismo. Se l'ultima TVB di Pillastrini aveva comunque potuto invocare diversi alibi per una partenza ad handicap, la formazione di Menetti sta spargendo dubbi sul proprio cammino.

Si sapeva e si sa ormai del cronico problema in cabina di regia, un difetto congenito che la De' Longhi cerca di mascherare in ogni modo, anche ricorrendo ad Uglietti che, bontà sua, si adatta volentieri a tanti ruoli ma play mai sarà. Le idee confuse portano a conseguenze nefaste, dai palloni gettati al vento sino all'intestardirsi di troppi elementi in inutili uno contro il mondo che si concludono con errori, falli in attacco o, appunto, possessi consegnati all'avversaria di turno. Che nel caso è una Cento affatto trascendentale ma concreta. Pungente con Mays, che non sarà mai un regista puro ma almeno riesce a variare il gioco offensivo. Ficcante con White, che dopo l'abbraccio iniziale al suo ex coach Menetti decide di dimostrare che a 35 anni può ancora insegnare pallacanestro in avvicinamento. Esplosiva con Reati, altro veterano che ritrova l'entusiasmo e la mira dei giorni verdi infilzando la retina da lontano. Esuberante con Chiumenti che stravince la sfida in post basso contro chiunque.

Treviso invece ha gerarchie confuse. Tanti caporali e colonnelli, a vari livelli. Tutti si credono generali ma comandano a malapena loro stessi. Il marasma è tale da coinvolgere la terna arbitrale che fischia tutto ed il contrario di tutto, coinvolta dalla montante marea biancorossa che sommerge la disordinata armata biancoceleste. L'assenza di un gioco intermedio tra il tiro da fuori e l'isolamento per la penetrazione (con appoggio o scarico, non importa) facilita la lettura tattica di chiunque. Bastano meno di due quarti di gioco per prendere le misure a questa TVB che si rivela vulnerabile. Alla fine Cento vince in maniera semplice, forzando le penetrazioni per cercare canestri semplici o falli ed imbeccando Reati quando la retroguardia trevigiana collassa. Al resto ci pensa il nervosismo, col flopping di Uglietti (Jasmin Repesa sarebbe esploso di rabbia vedendolo), il tecnico a Menetti per proteste su un fallo di Chillo inventato, il tecnico a Mays per un plateale invito a viaggiare rivolto all'arbitro - c'è quasi da stupirsi che in questo clima non sia stata sanzionata un'espulsione. Insomma, nel deserto di San Lazzaro di Savena che non è quello dei Tartari ma qualche assonanza c'è, il sottotenente Drogo ha le fattezze di Davide Alviti, unico biancoceleste a scrutare l'orizzonte ed a proporsi per qualcosa di concreto, salvo restare in panchina a lungo e venire richiamato in servizio quando è troppo tardi.

Intanto il campionato pare aver trovato nella strana coppia Fortitudo-Poderosa una parvenza di dominio. Più forte delle assenze Bologna, robusta e determinata Montegranaro. Più indietro inseguono le altre e tra queste c'è Treviso che deve iniziare ad interrogarsi sulle già citate gerarchie e sulla capacità di trovare risposte al proprio interno. Domenica al Palaverde arriverà Verona per un derby veneto che odora di paura. La Scaligera è anch'essa preda di fantasmi dopo aver perso in casa con l'Assigeco: chi perderà dovrà necessariamente affrontare un processo. Che potrebbe anche tramutarsi in corte marziale.

PAGELLE CENTO-TV

BA 5: non fosse per i due punti segnati nel finale, una partita davvero pessima.
MAYS 7,5: non sarà il play dei vostri sogni, difatti il suo allenatore lo fa spesso e volentieri giocare guardia. L'ex Trapani ha un merito innegabile: prende a spallate la difesa avversaria e la fa a fettine.
CHIUMENTI 7,5: una furia, sfiora la doppia-doppia (11+9) giocando di potenza ed agitando un'ideale clava sulle teste di Chillo e Lombardi. Benfatto può restare tranquillo a godersi la partita in panchina.
REATI 8: una sentenza da ogni posizione, tanta freddezza nei momenti topici ed una buona dose di cattiveria che non guasta mai.
PASQUALIN 6: poteva andare peggio.
GASPARIN 6: gioca in due ruoli, perde qualche pallone di troppo ma nel complesso non dispiace.
MORENO 5,5: partita difficile contro avversari comunque non irresistibili. Se Mays non fosse incappato nel quinto fallo probabilmente avrebbe concluso la contesa in panchina.
WHITE 8: doppia-doppia sfiorata anche per lui (24+9). Presente su tutti i palloni, si diverte a giocare in avvicinamento e nel pitturato dove si fa beffe della lentezza o delle sciocchezze dei diretti avversari. Un autentico califfo per la categoria... giocando costantemente fuori ruolo.
BENEDETTO 7: capisce che la chiave del gioco di TVB è Uglietti. Quando manca l'ombrello Tessitori, fa chiudere ai suoi gli spazi per Burnett e Wayns e sfida apertamente Menetti a dar fiducia alla sua point forward. Scommessa vinta.

TESSITORI 6: debilitato, gioca poco più di 9 minuti ma gli mancano le energie per incidere davvero. E si vede.
BURNETT 6: solita produzione offensiva abbondante ma anche tante palle perse e diverse iniziative discutibili.
ALVITI 6,5: quasi perfetto al tiro, non è un caso che abbia il plus/minus migliore della sua squadra (+7); piuttosto è un mistero il motivo per cui giochi pochino, meno di 19 minuti.
WAYNS 5,5: è una guardia, ormai è chiaro. Può aiutare in regia ma ha una necessità vitale di percepire il feeling col canestro. E quando questo viene a mancare, iniziano i dolori.
ANTONUTTI 5: si toglie la maschera ma la mira va ancora raddrizzata. L'impressione è che soffra i pochi palloni a disposizione in attacco, mentre in difesa non può nulla contro White che lo sovrasta.
IMBRO' 5,5: ci prova, bisogna dargliene atto. Stavolta però non riesce a combinare granché.
CHILLO 5: se c'è da picchiare non si tira indietro. Peccato che Chiumenti segni ugualmente, incurante delle mazzate. Dopo un precampionato scoppiettante, come vice-Tessitori fa rimpiangere tanto il pisano quanto Bruttini.
UGLIETTI 5: come l'empedoclino, si sbatte parecchio. Ormai è lui il play designato ma non è il suo ruolo ed alla lunga la squadra paga dazio: -20 di plus/minus, questo dice tutto anche in merito alle energie spese in regia e sottratte alla difesa.
LOMBARDI 5: colpevolmente distratto, per due volte ha palla in mano a 3 secondi dal gong e non se ne accorge. 
MENETTI 5: si sbraccia, urla, si arrabbia, prende tecnico. Ma non risolve la situazione: la sua squadra continua a sfilacciarsi nei momenti più difficili, specie quando si gioca a metà campo.

QUINTETTO IDEALE: Mays, Reati, Alviti, White, Chiumenti.

M'è sembrato di vedere un Mahmuti...

Ieri sera ho dato un'occhiata al Ponzano Basket, impegnato al PalaCicogna contro Marghera. Giuro di aver guardato almeno 5 o 6 volte verso la panchina delle padrone di casa per accertarmi che il capoallenatore non fosse Oktay Mahmuti, per gli amici Il Farmacista. Il motivo è presto illustrato: dopo un avvio piuttosto buono ed un secondo quarto in equilibrio, le biancoverdi si sono bloccate contro una elementare zona 2-3 imbastita dalle Gigantesse veneziane, collezionando al termine la terza sconfitta in cinque turni di campionato, la seconda casalinga e contro una formazione affatto irresistibile.

Posso capire la rabbia dei dirigenti a fine partita. Perdere in casa, dopo aver iniziato con un 8-0 (sarebbe potuto essere 14-0 senza alcuni errori dovuti alla frenesia e senza incappare in successive amnesie sui tagli) e dopo aver avuto anche 10 punti di margine ad inizio terzo quarto, è una mazzata tremenda. In tutto questo mi è sembrato di rivedere un'altra squadra, con identici colori, che dieci anni fa sotto la guida del tecnico turco-macedone faticava in maniera indicibile a trovare una contromisura alla difesa a zona.

Confesso la difficoltà nel comprendere le motivazioni di questo blocco, tecnico o psicologico che sia, di fronte alla 2-3. Non sto parlando 1-3-1, che è già più complessa e che comunque richiede la presenza di almeno un giocatore (o giocatrice) dallo spiccato atletismo. Non mi riferisco nemmeno a difese miste come box-and-one o triangolo-e-due, tutte soluzioni solitamente tattiche da sfoderare per un breve periodo al fine di disorientare la squadra opponente. Una elementare 2-3: le guardie davanti, le ali sui lati, il centro nel pitturato, la mobilità minima richiesta e stop. Eppure Ponzano ieri sera è rimasta immobile, facendo circolare la palla in maniera pigra (9 perse nel solo terzo quarto, 22 totali) e non trovando il bandolo della matassa. Che sia la scelta di schierare quintetti quasi privi di specialisti del tiro pesante, consueto apriscatole in caso di zona? A me è sembrato soltanto disorientamento, per quanto prolungato.

Ponzano è una bella squadra, in fondo. Ha giovani interessanti, una bella carica d'energia emotiva dovuta alla recente promozione in A2, alcune individualità di spicco (Schiavon, Brotto, la stessa Vian che però necessita di tempo per ritrovare la condizione e per calarsi appieno nella nuova realtà). Insomma, le carte per giocarsi una salvezza tranquilla ci sarebbero tutte. Eppure finora si è vista tanta fatica, accompagnata da pochi risultati utili. Inizialmente si è pensato che il problema di fondo fosse la mancanza di fisicità, ora compensata dall'arrivo di Gloria Vian che occupa spazio, effettua il tagliafuori con discreti risultati e ha pure mano educata fronte a canestro. Ora si parla di assenza di tiratrici e già si pensa a scandagliare il mercato straniero per prendere una specialista, sempre che sia disponibile. Forse però sarebbe il caso di riordinare le idee. Perché la Ponzano vista ieri non solo non sa attaccare una zona dal passaggio, ma non riesce nemmeno a sfruttare una Giulia Brotto che è ben più efficace se riesce ad attaccare il canestro calamitando falli piuttosto che impiegata come sponda(!) o come tiratrice sugli scarichi. Sono due infatti i dati salienti della sconfitta patita per mano delle Giants: 22 perse ed appena 3 tiri liberi tentati. Questi dati inducono ad una riflessione. Magari sabato a Moncalieri verrò smentito e le ragazze in biancoverde compiranno l'impresa sbancando il parquet di una delle migliori squadre del girone. Glielo auguro. Senza però dimenticare la lezione imparata ieri sera: la zona si attacca muovendo tanto la palla quanto le giocatrici.