martedì 5 maggio 2026

I puntini sulle i, i meriti di Marcelo e un po' di sana ironia

Non sono affatto stupito dalla reazione scomposta e sdegnata di molti lettori che hanno reagito in maniera negativa all'ultimo post di questo blog. D'altronde avevo preventivato la possibilità che molti non avessero compreso il significato dello stesso: sottolineare le paternità dimenticate della salvezza di TvB. Mentre tutti si spellavano le mani per glorificare Marcelo Nicola (di cui parlerò tra pochissimo), nessuno ricordava quanto era avvenuto di contorno, come se si fosse trattato di un miracolo assoluto, slegato da qualsivoglia logica o determinazione altrui. Ho notato del fastidio anche nelle poche righe dedicate a giocatori come Miaschi e Chillo che per mesi sono stati massacrati via social, definiti inadeguati se non peggio, e oggi dimenticati neanche fossero dei paria. E taccio per carità cristiana di Ciccio Pellegrino il cui miglior ritratto é stato fatto da Federico Pasquini: un ragazzo intelligente, umile, silenzioso, prezioso, che ha alzato il livello degli allenamenti e che non ha mai preteso nulla. Mi pare evidente che molti tifosi badino quindi alla prima impressione esteriore e non vogliano conoscere quanto vi sia a monte o dietro le quinte. Ed è un peccato.

Il post precedente era quindi dedicato ai ringraziamenti (alcuni satirici, devo ammetterlo) nei confronti di chi, specie in realtà esterne a Treviso Basket, ha inconsapevolmente aiutato la Nutribullet a salvarsi. A proposito: Ed Croswell non era uno "scarto di Napoli", come qualcuno improvvidamente ha scritto. Croswell non rientrava nei piani tecnici della Guerri dopo che la dirigenza partenopea aveva deciso di riprendere Leo Totè. Ma il vero problema nel reparto lunghi campano era Guglielmo Caruso, lui sì deludente; essendoci un limite agli stranieri utilizzabili in campo e non potendo trovare un esterno italiano di qualità, Napoli aveva deciso di privarsi di Croswell (che nei piani iniziali doveva essere il back-up di Caruso ma alla fine giocava di più e produceva di più) per inserire Totè prima e Doyle poi. Quanto a Cappelletti e Macura, definirli solo "buoni giocatori" equivale ad insultarli. JP a Tortona era una star del campionato, al primo anno aveva portato la matricola piemontese alla finale di Coppa Italia e in semifinale playoff e soltanto i problemi fisici lo avevano rallentato e poi fermato. Da poco più di un anno è tornato un vero giocatore di pallacanestro e da allora è tornato a fare ciò che gli piace e che gli riesce meglio. Se vi state domandando cosa sia, vi rispondo con le parole di Bruno Mascolo che è stato suo compagno di squadra sia in Piemonte che a Treviso: "JP è un realizzatore purissimo, un talento nato. Se si accende, è capace di segnare trenta punti in pochi minuti e non c'è modo di fermarlo". Questo per definire Macura: altro che "buon giocatore"! Passando a Cappelletti, se nel 2017-18 non avesse avuto tutti quegli infortuni probabilmente la sua carriera ad alto livello sarebbe iniziata ben prima. Nel 2022 è stato eletto MVP italiano della Serie A2, che sarà anche un titolo platonico ma certifica il talento espresso visto che il campionato cadetto prevede una competizione serrata proprio per gli italiani a fronte di un ridotto contingente straniero. Il suo primo vero anno in LBA è sì coinciso con la retrocessione di Verona ma lo ha consacrato come playmaker di razza, tant'è vero che Sassari lo ha firmato con un biennale senza pentirsene - piuttosto è vero che molti sassaresi oggi accusano la Dinamo di non averlo tenuto o almeno ripreso a gennaio. Infine era stato scelto da Jasmin Repesa per Trapani e non mi pare che il coach croato sia un cretino o un pessimo conoscitore del gioco e dei suoi interpreti.

Spero così di aver messo i famosi "puntini sulle i" a beneficio di chi non aveva compreso un testo semplicissimo e mi aveva accusato di irriconoscenza nei confronti di Marcelo Nicola. Che di meriti ne ha parecchi e glieli riconosco più che volentieri: è stato giustamente caparbio anche quando tutto andava storto, si vedano l'appendicite di Macura e la pesante scavigliata di Pellegrino; ha mantenuto il gruppo isolato quando piovevano critiche sia giuste che esagerate; ha riscoperto Miaschi dopo averlo accantonato, facendo diventare il ligure un elemento imprescindibile per la salvezza; ha imparato da alcuni errori come quelli commessi a Varese; ha ridisegnato le rotazioni evitando l'unica combinazione deleteria tra gli esterni (Weber-Torresani-Mars assieme); ha insistito con la società per avere quel Croswell che ha svoltato la stagione; ha incaricato Cappelletti del ruolo di arma tattica dalla panchina col compito di cambiare volto alle partite; ha riconosciuto i momenti di crisi di Abdur-Rahkman e di Macura evitando che diventassero dei bersagli per gli avversari e redistribuendo fiducia agli altri giocatori. Mi pare chiaro che una bella fetta della salvezza di TvB sia sua. Ma come ho già detto il post precedente non riguardava Marcelo Nicola ma tutte quelle situazioni dimenticate dai più. Perché sì, Nicola ha avuto dei meriti assieme ai giocatori, al resto dello staff, alla società, alla proprietà che ha aperto i cordoni della borsa in un periodo non facile. Ma quanti hanno dimenticato che senza Antonini e Magro i vari Cappelletti e Croswell non sarebbero mai arrivati? Quanti hanno sottovalutato l'implosione di Sassari che due mesi fa non era nemmeno accreditata come rivale per la salvezza e invece è precipitata senza paracadute? Quanti sanno che senza un minimo di lungimiranza da parte di TvB il buon JP Macura non sarebbe mai potuto tornare, visto che il suo stipendio è coperto dall'assicurazione sottoscritta in estate sulla salute dei tendini di Olisevicius? E lasciamo perdere per una volta le dietrologie sul povero Alessandro Rossi che ha guidato una squadra a lungo monca di giocatori e poi ricostruita senza i necessari correttivi.

Voglio riservarvi due piccole punzecchiature finali. Primo, perché mi diverte leggere certe reazioni scomposte. Secondo, perché se dovessi compilare l'elenco delle cazzate (citazione di Claudio Sabatini, aprile 2011) scritte da certa gente che pretende di sapere tutto - una a caso, il contratto di De Raffaele a Tortona un anno fa - dovrei prendere almeno due mesi di ferie che nessuno mi riconoscerebbe. Non pretendo nemmeno di possedere la verità assoluta e, a beneficio di chi mi ritiene supponente e infallibile, rivelo tutta la mia umana imperfezione: certi giudizi sono espressi da chi non solo non mi conosce ma nemmeno ha mai avuto il coraggio di prendere un caffè in mia compagnia. Ho la nomea di rompiscatole e di giornalista che ficca il naso dove non dovrebbe, ma in fondo svolgo il mio mestiere e la simpatia non è prevista all'interno del codice deontologico. Due punzecchiature, dicevo. Una è merito del mio ex socio in telecronache nonché collega di carta stampata nonché ideatore di burle, nonché compagno in giurie di degustazione, nonché amico e ha scatenato l'ilarità di tanta gente, compreso chi mi riteneva un orco o un emerito stronzo. La potete vedere qui a fianco. E se siete dotati di un minimo di sense of humor oltre che di cultura linguistica non potrete che apprezzare. La seconda riguarda i presunti esperti di giornalismo, gente che non distingue un blog d'opinione da un articolo d'informazione e che a volte critica il blog ma appone il pollicione di approvazione o addirittura il cuoricino a ciò che scrivo per testate locali o nazionali. Cari presunti esperti, se davvero credete di conoscere il giornalismo potete darne prova proponendovi come docenti per l'Ordine professionale cui appartengo che, da disposizioni di legge, deve provvedere alla formazione continuata obbligatoria degli iscritti. Se avete la qualifica di formatori o appartenete a enti di formazione, avanzate la vostra candidatura e verrò volentieri ad ascoltarvi. Nel frattempo e col vostro permesso, io continuerò a scrivere e anche (pensate un po'!) a tenere corsi di aggiornamento a beneficio dei colleghi. Se non vi garbano le mie opinioni non c'è bisogno di dileggiare o di sminuire: la facoltà di espressione è libera al pari di quella di non leggere. Passate oltre. Come faccio io con certi personaggi.

domenica 3 maggio 2026

Un risultato, tanti padri

Alla fine TvB ce l'ha fatta. Altra salvezza in saccoccia, ancora un anno in LBA garantito. Si festeggia sotto il cupolone di Desio ed è giusto così. Sei vittorie in sette turni sono un ruolino non da salvezza ma da playoff - e tale sarebbe stato se solo a inizio marzo non ci fosse stata la "Pepponata" nel derby e se negli ultimi due minuti a Varese non fosse stato schierato uno smallball con Pinkins unico lungo. Ma per come stava procedendo la stagione, che al 22esimo turno vedeva Treviso Basket produrre un record da 3 vittorie e 17 sconfitte, con una striscia di 6 ko in fila nel girone di ritorno, pareva scritta. A favore degli smemorati, categoria che annovera diversi personaggi emersi nelle ultime ore ma silenti sino a pochissimo tempo fa, ricordo che la sera del 15 marzo ultimo scorso la Nutribullet era a -6 in classifica da Cantù, a -8 da Sassari, con otto turni da disputare e prospettive nefaste. Ora tutti si è giustamente felici del risultato, ma alcuni paiono aver dimenticato come sia stato possibile ottenere tutto ciò. Ed è proprio a questi smemorati, che a occhio e croce sono gli stessi espertoni che un anno fa si dilettavano nella disciplina della fischiata preventiva, che dedico questa semplice riflessione. La salvezza di TvB nel campionato 2025-26 è figlia di tanti padri. E di questi, buona parte è esterna al club e alla piazza trevigiana. Quindi è giunto il momento di ringraziarli.

Il primo ringraziamento va a Valerio Antonini. Il vulcanico patron romano che in questi giorni sta intessendo relazioni oltre Atlantico per realizzare l'ambizioso progetto di una cittadella sportiva in Sicilia è uno degli inconsapevoli facilitatori della salvezza di Treviso Basket. E per una volta lasciamo perdere gli hotel non saldati o gli allenatori fantasma, argomenti già sviscerati altrove. Poco più di un anno fa Antonini pensò di utilizzare crediti IVA di dubbia provenienza per compensare IRPEF e INPS relativi alle sue società e relativi tesserati-dipendenti. Pessima idea: i crediti erano fasulli e da lì è iniziata una spirale inarrestabile che ha portato all'esclusione della Trapani Shark e alle penalizzazioni del Trapani Calcio. Con buona pace di Antonini che è ancora convinto, così dice, di poter avere ragione in sede giudiziaria con tanto di risarcimenti milionari e di diritti sportivi restituiti/restaurati, il disastro granata ha fornito due ottime armi a Treviso Basket. La prima è stata morale: con una retrocessione soltanto invece delle due previste in estate, la rincorsa alla salvezza è stata meno difficile da gestire dal punto di vista mentale - grande ovvietà: recuperare una posizione e non due comporta uno sforzo minore anche sul piano gestionale. Sparendo Trapani, si è liberato quell'Alessandro Cappelletti che in estate era stato firmato proprio dalla Shark a cifre inarrivabili per buona parte della concorrenza. Di nuovo disponibile sul mercato, Cappelletti è stato preso da Treviso e ne è diventato il vero leader, l'uomo delle missioni speciali, il cervello nonché l'equilibratore.


Il secondo ringraziamento va rivolto a coach Alessandro Magro. Che a Napoli non aveva lavorato poi tanto male ma ha commesso il grave errore di assecondare chi dentro la società partenopea spingeva per il ritorno di Leonardo Totè. Riprendendosi il centro veronese, la Guerri ha avuto via libera per cercare un esterno (Doyle, bella pesca) ma ha dovuto rinunciare a Ed Croswell. Il quale non è andato all'estero ma è rimasto in Italia, semplicemente salendo a Napoli Centrale a bordo del Frecciarossa che giornalmente risale da Salerno verso Gorizia e ferma anche a Treviso Centrale. A TvB mancava come l'aria un centro da pitturato che completasse il gioco offensivo altrimenti sbilanciato sul perimetro, dove peraltro la squadra è ultima per percentuali. Con Croswell in quintetto e Radosevic spostato in panca ad agire da terzo nella rotazione dei lunghi, la quadratura si è finalmente trovata e la squadra ha trovato un equilibrio degno di tale nome. Croswell da quando è a Treviso segna 15,6 punti e cattura 5,9 rimbalzi a sera: numeri che DeShawn Stephens non avrebbe mai garantito, al pari della difesa in area che è tornata solida dopo troppe gare in cui gli avversari potevano banchettare. Quindi anche a coach Magro vanno dei sentiti ringraziamenti oltre all'augurio sincero di tornare presto in panca perché al netto del brutto epilogo della sua esperienza napoletana rimane uno degli allenatori italiani più bravi e preparati.

Il terzo e probabilmente maggiore ringraziamento va indirizzato alla Dinamo Sassari. Società, staff, squadra: un blocco unico. Perché solo un cieco potrebbe non vedere il crollo totale del Banco di Sardegna che si è condannato con le sue mani a una retrocessione incredibile. Lo scorso 7 marzo, mentre TvB si preparava al derby, Sassari vinceva a Trento in overtime e saliva a quota 14 punti, otto in più di Treviso nei cui confronti aveva pure lo scontro diretto a favore. Alzi la mano chi avrebbe mai pensato alla possibilità che i sardi perdessero tutte le gare successive, addirittura invertendo il fattore canestri con la Nutribullet. Invece la Dinamo ci è riuscita. Per carità, qualche sconfitta può essere oggetto di recriminazioni, si vedano i finali a Cantù e Varese, ma resta la questione di fondo. Nessuno avrebbe mai immaginato che Sassari sarebbe letteralmente implosa. E lo ha fatto per una somma di fattori. Il primo, l'aver affidato la panchina a un allenatore non abituato a gestire determinati giocatori e alcune rotazioni, a cominciare da quelle dei lunghi nella partita del 29 marzo contro TvB. Il secondo, aver pensato che il +8 sull'ultimo posto fosse comunque un margine sufficiente. Il terzo, non aver cambiato qualcosa nel roster quando era possibile. Il quarto, gravissimo col senno di poi, non aver voluto (ri)prendere Alessandro Cappelletti a gennaio, quando sul giocatore c'erano solo Treviso e Napoli. E qui va riconosciuto un merito a Federico Pasquini che ha riscattato gli errori commessi in precedenza riuscendo a far valere il consolidato rapporto col giocatore per convincerlo a spostarsi nella Marca.

Poi, è chiaro, le partite bisogna anche vincerle. Quindi direi di ringraziare anche un ex di TvB, per nulla rimpianto, che grazie a un suo sconsiderato gesto ha permesso alla Nutribullet di vincere la prima partita della serie-salvezza. Senza quel fallo tecnico per una esultanza sopra le righe condita da qualche parolina di troppo, chissà come sarebbe andata. Per bilanciare e restando in tema di talento e sregolatezza, grazie mille anche a JP Macura per essere tornato e per quella tripla senza senso alcuno nel finale al PalaSerradimigni che ha consentito di ribaltare la differenza canestri. Tra chi c'è stato dall'inizio, grazie a "Mars" Abdur-Rahkman che si è dimostrato molto più solido dei fischi e, in proporzione, di quel Joe Ragland che forse pensava di giochicchiare in ciabatte e che dopo appena due mesi ha iniziato a remare contro; grazie a Miaschi e Chillo, altri due che sono stati contestati fino all'insulto e che invece hanno contribuito a svoltare la stagione; grazie a Ciccio Pellegrino che ha stretto i denti, si è dimostrato professionale oltre che professionista dando una piccola involontaria lezione a quei giocatori italiani che pretendono spazio solo per lo status; grazie ad Alberto Morea che ormai è "abituato" alle salvezze e che quest'anno ha visto cambiare la squadra così tante volte che è un miracolo non gli sia venuto un mal di testa da abbonamento al Nurofen. Grazie ovviamente a chi mette il vil denaro a disposizione - e quest'anno ne è servito parecchio per rimediare agli enormi errori iniziali. Ci si rilegge nei prossimi mesi. 

martedì 14 aprile 2026

Il rispetto delle regole

Quante volte abbiamo deciso di non rispettare una norma pensando che in fondo non ci fossero problemi, che non stessimo arrecando un danno ad alcuno, che nessuno avrebbe protestato? Tutte le volte che siamo passati col semaforo rosso o che abbiamo superato i limiti di velocità o che abbiamo gettato la spazzatura di casa nei cestini pubblici dell'immondizia o che non abbiamo raccolto le deiezioni del cane durante la passeggiata o che (in passato) abbiamo fumato una sigaretta al cinema, in un palasport o nelle aree per non fumatori, abbiamo infranto delle regole. Semplici, basilari, nate per favorire la pubblica condivisione e per garantire un insieme di persone noto come società civile. Lo abbiamo fatto per comodità, perché in quel momento non ci andava, perché avevamo fretta, forse per senso di ribellione o per fastidio personale. Comunque abbiamo infranto una regola. E sicuramente nel nostro inconscio abbiamo pensato che, in fondo, non ci fosse nulla di male.

Anche nello sport esistono delle regole. Nella pallacanestro ad esempio non si corre o cammina con la palla in mano ma si deve palleggiare, la palla non va toccata coi piedi o con le gambe, non ci si arrampica sulla schiena di un compagno o di un avversario, non si continua a detenere il possesso se la sfera finisce fuori dal campo. Sono alcune delle regole semplici di uno sport che ha centotrentaquattro anni di storia e che vengono accettate da tutti i praticanti. Chi non intende accettarle, non gioca a basket, pratica altri sport o semplicemente si dedica ad attività alternative. Ma nello sport, in tutti gli sport, non esistono solo le regole di gioco. Esistono anche i regolamenti interni delle società. Piccole norme di buonsenso che aiutano a convivere e a mantenere sereno e costruttivo l'ambiente. E se lo sport ha una valenza pedagogica, per le giovani generazioni praticare una disciplina sportiva vuol dire anche abituarsi alle regole, accettarle, condividerle. Senza se, senza ma, senza distinguo di convenienza o di volontà.

Quanto accaduto a margine della Reyer School Cup ci fa capire che una parte delle giovani generazioni e con essa una parte dell'universo genitoriale ed educativo non ha capito nulla dell'importanza delle regole. I due ragazzi che sono stati sanzionati dalla propria società sportiva con la mancata convocazione per le prossime partite - non, come erroneamente scritto da qualcuno, col "taglio" o con l'allontanamento perpetuo dagli allenamenti di squadra - hanno violato una norma interna. Che potrà essere risultata scomoda, antipatica, sgradita, ma che era stata accettata da centinaia di altri ragazzi all'interno della stessa società. Soltanto in due, forse ritenendosi più furbi degli altri, hanno pensato di infrangerla. E nemmeno una ma ben due volte. Come se in fondo le regole fossero fatte per gli altri, come se per loro non valessero, come se dipendesse da loro decidere quando, come, dove e se attenersi a una normativa.

Dura lex sed lex, dicevano gli antichi Romani. Non tutte le leggi sono belle, buone, simpatiche, piacevoli da rispettare. Anzi, è vero il contrario. Ma se non le rispettassimo, sarebbe l'anarchia e l'assenza totale di diritti oltre che di doveri. Giocare un campionato studentesco è sicuramente una bella esperienza ma se in precedenza è stata compiuta una scelta pesante, quella di svolgere un percorso formativo sportivo di altissimo profilo che prevede norme severe da rispettare, non si può fingere per un istante che tutto ciò non esista o che al più non valga in due, tre o quattro occasioni. Il rispetto delle regole è dovuto sempre, a prescindere. Se oggi non si osserva un piccolo regolamento interno di una società sportiva, domani cosa accadrà? Non si rispetterà il codice della strada o quello della navigazione? Non si rispetteranno le norme basilari della pacifica convivenza? O dovremo attenderci violazioni anche più gravi con conseguenze pesantissime?

Perché qui il problema non è il campionato studentesco o la sanzione. Il problema è proprio la manifesta volontà palesata da due giovani di fare ciò che volevano, in contrasto con delle norme accettate dai loro amici, compagni di squadra o contesserati per il medesimo club. Quelle regole valevano per tutti, salvo che per loro due. Che le hanno infrante una prima volta a marzo, sperando che nessuno notasse la cosa. Invece la violazione è stata evidenziata, i due sono stati richiamati e ammoniti a non farlo mai più - alla faccia delle sin troppo rapide sentenze di colpevolezza decretate da parte dell'opinione pubblica. Non paghi, i due ci sono ricascati. Potevano andare in panchina come allenatori e vivere l'esperienza da bordo campo lasciando giocare i loro compagni di classe - lo spirito dei campionati studenteschi in fondo è questo - ma non hanno resistito alla voglia di essere protagonisti sul parquet a tutti i costi. E allora non si è più potuto parlare di caso eccezionale: c'era una precisa volontà di farsi gli affari propri a scapito di tanti altri. E allora no, non si poteva voltarsi dall'altra parte.

Se non capiamo - parlo anche per il sindaco di Venezia che è entrato nella vicenda con parole alquanto azzardate - che il rispetto delle regole è parte fondante del percorso formativo dei giovani, non ci dobbiamo stupire di nulla. Il cattivo esempio e le giustificazioni continue sdoganano i peggiori comportamenti. E se questo avviene a diciassette, diciotto o diciannove anni, quando gli studenti stanno per entrare nell'età adulta e nel mondo del lavoro, è facile prevedere che la mancata osservanza di una regola sgradita o scomoda potrà un domani autorizzare qualcuno a fare di testa propria anche in situazioni più gravi. Ai due giovani consiglio, prima di prendere decisioni avventate, di fare due chiacchiere con l'ex presidente di TvB Paolo Vazzoler che alla loro età decise improvvidamente di partecipare a una gara sciistica senza informare il suo allenatore: il Vazzo ricorda ancora cosa avvenne in seguito e quella piccola lezione gli servì per diventare un'ottima persona nello sport, nel lavoro, nella società civile. Perché si impara molto di più da una punizione che da una vittoria ottenuta di nascosto o violando un regolamento.

domenica 15 marzo 2026

L'imbarazzo della scelta

Mi sento come quando da bambino i miei genitori mi portavano al ristorante e mi lasciavano sfogliare il menù. Quella sensazione di imbarazzo della scelta è tornata a farmi visita in questa domenica tra tutte le notizie golose di giornata. Dall'hat trick di Kimi Antonelli, il fresco campioncino bolognese della Formula Uno allevato da quel volpone di Toto Wolff, fino alla scoperta di una cellula spionistica russa in Colombia smascherata perché uno dei membri ha usato Google Translate per comunicare le istruzioni ai propri collaboratori locali - non ci sono più le barbe finte di una volta! Ma se devo scegliere una notizia da commentare, allora opto per l'oramai inevitabile retrocessione in A2 di Treviso Basket. Che dopo tanti vani tentativi, finalmente è prossima a centrare l'obiettivo non dichiarato ma palese. Il ritorno in cadetteria.

Diciamocelo francamente: solo una somma di miracoli può evitare che avvenga ciò che viene pronosticato da settimane se non da mesi. Siccome certi allineamenti planetari capitano una volta sola e in questo TvB ha già goduto di quanto avvenne il 30 aprile 2023 (per tacere della grazia ricevuta un anno prima e della pazzesca rincorsa del 2024), stavolta non ci saranno sorprese. A meno di una nuova pandemia globale o della sospensione di tutte le attività sportive causa terzo conflitto mondiale, eventi che nessuno si augura, figurarsi per scampare una retrocessione sportiva. La verità è che TvB è diventata la nuova Pesaro: un club che vivacchia, che sogna troppo in grande in relazione alle modeste risorse, che manca di quella progettualità che ha fatto le fortune di altri (qualcuno ha detto Trento?). La Vuelle è scesa due anni fa dopo che nelle precedenti undici stagioni era rimasta tranquilla solamente in tre occasioni, diventando un'abbonata o quasi al penultimo posto e venendo preservata dalla discesa nel 2020 soltanto dall'annullamento del campionato causa Covid-19.

A dirla tutta, Pesaro qualche idea decente ce l'ha. Tant'è vero che al secondo anno di purgatorio in A2 ha assemblato una squadra interessante, ha confermato in panchina un allenatore energico e con dei principi tattici chiari, sta lavorando a fari spenti ma ora punta decisa a salire evitando i playoff. Dobbiamo ancora capire se ce la farà, intanto però gli errori del passato sono stati interiorizzati e corretti. Mi chiedo se TvB farà altrettanto. O se proseguirà a commettere sbagli su sbagli pensando addirittura di aver ragione. E mentre si concretizza la singolare maledizione di Frank Vitucci - chi caccia il coach veneziano è condannato a retrocedere o a sparire a breve giro di posta, chiedere per referenze a Brindisi e Torino - non posso evitare un "ve l'avevo detto" a chi non vedeva l'ora di voltare pagina sbagliando tutto lo sbagliabile.

La retrocessione di TvB non nasce con la sconfitta a Varese. E nemmeno con lo 0-6 del presente girone di ritorno, che sarebbe 0-7 se ancora ci fosse Trapani. Non nasce neanche con il ritorno in panchina di Marcelo Nicola, che per alcuni pareva essere il salvatore della patria ma che alla riprova si è rivelato ininfluente. Tutto nasce la scorsa estate quando si è voluto buttar via il bambino con l'acqua sporca, riempiendo la bacinella con tante promesse e troppe scelte sbagliate. Come il duo Ragland-Weber, il primo ormai un panchinaro di lusso per campionati a bassa intensità e il secondo un mangiapalloni peggiore di Lionel Chalmers. Con loro, la costruzione di un team Over30, il secondo più vecchio della LBA dopo Brescia. Con una differenza sostanziale: la Germani è un meccanismo oliato e collaudato sorretto da un allenatore in campo (Della Valle) e con gerarchie ferree; questa Nutribullet, affidata tra l'altro a un coach difensivista e da corsa a perdifiato come Alessandro Rossi era un controsenso sul parquet. E chi ha pagato? Prima Ragland, e non c'erano alternative; poi Stephens, inadeguato a dir poco; infine Rossi, la cui unica colpa è stata accettare di guidare una squadra che era l'antitesi completa del proprio credo.

Per capire quanto fosse inguaiata Treviso bastava osservare il linguaggio del corpo di Tony Perkins. Non un fenomeno ma nemmeno il bidone che si è visto in canotta Nutribullet. Nessuno ha capito come abbia fatto un giovane promettente a diventare l'ombra del proprio cugino scarso di terzo grado, passando da esterno con grinta ad ameba ambulante? Risposta facile in due parole, anzi nome e cognome: Brianté Weber. Un personaggio simpatico, l'ex Reggio Emilia, ma anche giocatore umorale, egoista vero, elemento abituato a gestire il pallone per sé stesso e poi, forse, per gli altri. Già con Ragland un realizzatore di razza come Abdur-Rahkman si era intristito, con Weber la situazione è peggiorata. Così la società ha sprecato soldi, visto extracomunitario, tesseramento e un mese e mezzo di tempo. Col risultato di vincere giusto due partite per poi non combinare nulla. Ripartito da Treviso, Perkins è tornato a guardare il canestro con convinzione e a mostrare ciò di cui è capace. Quasi a dire: "Visto? Non ero io il problema".

Se retrocessione dev'essere, l'unico spunto positivo può essere rappresentato dalla possibilità di ripartire da zero. TvB perderà il controllo di tutti i giocatori sotto contratto, cioè il gruppo italiano (Pellegrino e Cappelletti a parte, che vanno entrambi a scadenza a giugno) più Allinei che in estate è stato spedito controvoglia a Cremona sponda JuVi dopo che Torresani ha fatto dietrofront col discorso NCAA. Dal vivaio l'unico elemento buono su cui costruire qualcosa è Spinazzè, poi occorrerà pescare con attenzione in un mercato forse più difficile di quello di LBA. Perché in A2 gli italiani chiedono più soldi facendo valere un peso contrattuale notevole. Ma ancor più importante sarà la scelta dell'allenatore: non si potrà procedere a tentoni, occorrerà individuare subito il capoprogetto cui affidare tutta la gestione tecnica e a cascata la scelta del rapporto simbiotico con l'head coach. A proposito: secondo indiscrezioni Federico Pasquini non dovrebbe restare in sella, quindi è aperta la caccia al sostituto. Che qualcuno in società avrebbe già individuato, giocando al risparmio e senza considerare i magri risultati raccolti. Ci sarebbe anche un altro candidato, già considerato in passato ma scartato in maniera nemmeno elegante, che vorrebbe riprovarci e avrebbe pure qualche idea su come ripartire, chi prendere, che tipo di squadra costruire. Se la retrocessione insegna qualcosa è che a volte occorre imparare anche nel modo più doloroso possibile, voltando pagina per ricostruire con pazienza. Altrimenti c'è solo l'imbarazzo della scelta: sì, di ripetere in maniera sempre diversa la solita storia di delusioni e di promesse disattese.

mercoledì 18 febbraio 2026

Godersi Torino

Il lato piacevole del mio mestiere è poter viaggiare e conoscere. Va da sé che ogni viaggio è differente, potendo visitare mete a volte piacevoli e a volte poco interessanti. A Torino però torno sempre volentieri. E non solo o tanto per la cortesia della gente, per il Bicerin o nella speranza mai del tutto abbandonata di conoscere i ragazzi di Ignoranza Gialloblu. Torno per la Coppa Italia che nelle ultime tre edizioni ha riservato altrettante vincitrici a sorpresa. Brescia si impose tre anni fa partendo da ottava ed eliminando subito Milano, che era testa di serie assoluta. Napoli fece una cavalcata meravigliosa, con quella tripla di Sokolowski in semifinale che fu il vero punto di svolta. Trento nell'ultima edizione ha divertito tutti e ha mostrato come la progettualità sui giovani sia un valore reale e concreto.

So già che vi aspettate un pronostico per l'edizione 2026. Il cuore e il tabellone mi direbbero finale Virtus-Udine, ma è solo una sensazione. Quel che so è che patron Zanetti è stufo di tornare a casa dal Piemonte a mani vuote. Dodici mesi orsono le dichiarazioni post partita di coach Dusko Ivanovic, rese pochi minuti dopo l'imbarazzante prestazione dei felsinei nel quarto di finale contro Milano, fecero inarcare parecchie sopracciglia. I fatti dimostrarono che Ivanovic aveva ragione e tutti i critici non avevano capito un fico secco. Capita. Stavolta però la pressione è massima: Bologna arriva all'Inalpi Arena prima in classifica, con un sistema di gioco rodato e con qualche acciacco ma nulla paragonabile alla situazione di Brescia. Che non dovrebbe avere Nikola Ivanovic e dunque dovrà sperare negli straordinari di Amedeo Della Valle per battere una APU che da matricola è stata giustamente sbarazzina e ora vuole divertirsi. Merito anche di Andrea Gracis che da gran signore evita di prendersi rivincite su chi a Treviso lo irrideva in maniera sciocca e gratuita.

C'è un numero che aleggia sull'Inalpi Arena come una maledizione. Quel numero è l'otto. Che non è soltanto il prediletto di Della Valle, ancora una volta chiamato a giocare praticamente in casa. Quel numero è il limite attuale condiviso da tre club di Coppe Italia vinte. Se la Treviso dei Benetton si è fermata lì vent'anni fa, con i venti dello scandalo che già soffiavano forte, Milano e Virtus vorrebbero tanto prendersi un primato assoluto. Ma la Vu Nera non conquista questo trofeo dal 2001, l'anno dell'Invincibile Armata di Ginobili-Jaric-Griffith; l'Olimpia ci prova e ci riprova dal 2022 quando fece nera (e non bianca) Tortona a Pesaro. 

Proprio Tortona è un'altra pretendente, pur partendo dalla parte peggiore del tabellone. Il quarto contro Venezia, che recupera gli infortunati e vorrà giustificare i tanti soldi spesi vincendo qualcosa (è dalla pandemia che la Reyer è a secco), si annuncia come la partita più equilibrata del lotto. Poi ci sono le outsider: oltre a Udine, Napoli che torna due anni dopo il trionfo ma senza nessun reduce - l'ultimo, Saccoccia, è stato ceduto a Rimini da poco - e poi Trieste che giusto qualche giorno fa ha deciso di interrompere il rapporto con Gonzalez affidando la squadra all'ex vice Taccetti. Mossa curiosa, quella dei giuliani: il feeling col coach spagnolo non si è mai consolidato però la scelta di operare un cambio così drastico alla vigilia delle Final Eight è difficile da spiegare. Almeno al di fuori dell'ambiente alabardato.

Poi ci sono le prime volte. Di APU Udine, che non è la PAU di Snaidero né l'altra APU, quella uccisa dai Querci (sì, gli stessi di Livorno) a inizio anni '90 con un'altra Libertas. Ma anche di Maurizio Gherardini come presidente LBA: proprio un anno fa all'evento sponsor allo Juventus Stadium già si affilavano i coltelli con la fronda Tortona-Milano-Reggiana-Treviso che iniziava a far proseliti nonostante le smentite di rito. Nel mirino c'era Umberto Gandini che difatti pochi mesi dopo sarebbe stato impallinato per un solo voto. Non so dirvi oggi se il progetto di una LBA autonoma e più ricca sia diventato realtà o se le previsioni estive di abbonamento a LBA TV si siano rivelate sbagliate per eccesso. Quel che so è che Gherardini ha dovuto rispolverare tutto il suo politichese per risolvere quel pasticcio brutto di Trapani. Che col suo ingombrante presidente è la grande assente a Torino.

Confesso che un anno fa ero tra i giornalisti che trattenevano a stento il sorriso dopo l'incredibile finale di partita tra Shark e Trieste, con la rubata su rimessa avversaria di Jeff Brooks e sorpasso praticamente sulla sirena. Anche Valerio Antonini era lì, nero come la pece in volto più che nell'outfit, seduto a bordocampo a inveire, fin troppo lesto a distribuire consigli non così voluti da Repesa su questo o quel giocatore o su questioni tattiche. Mi stupisco semmai che Jasmin abbia accettato di restare su quella panchina la scorsa estate salvo lasciare l'incarico quando il castello di carta ha iniziato a vacillare. Con buona pace di chi ancora oggi crede che Trapani sia stata vittima di un complotto ordito non si da quanti presunti poteri forti, io so come sono andate le cose. E dico che l'unica colpa di Repesa è aver accettato di proseguire un percorso che era già destinato a concludersi in anticipo. D'altronde non è il primo caso di un allenatore che firma un contratto ben sapendo dei rischi cui va incontro: per ulteriori referenze potete chiedere agli esonerati di questa stagione sportiva, da Bulleri a Gonzalez passando per Rossi. Parafrasando un popolare detto, "è il mestiere di coach, bellezza!".

E adesso vi saluto. Un pranzo veloce, poi si comincia con le partite. Ci rileggeremo a Final Eight finita con il consueto bilancio della kermesse, il pagellone, le impressioni raccolte.