mercoledì 29 marzo 2023

A volte ritornano

Prendo a prestito il titolo dell'omonimo racconto di Stephen King e della relativa trasposizione cinematografica per esporre anch'io alcune storie dell'orrore. Non paranormale o letterario, ma reali e sportive. Trovo quasi incredibile per non dire paradossale il fatto che, così come avviene nella storia di King, alcuni personaggi bocciati dalla storia sportiva (ed a volte con risvolti penali) tornino alla ribalta solo per distruggere ancora, sempre e comunque per spaventare le platee che speravano di non rivederli mai più. Invece questi soggetti non svaniscono ma tornano, a volte in nuove situazioni, in altri casi all'interno di piazze e realtà già visitate in passato. Sempre accompagnati da sgomento, scompiglio e danni, nell'ordine che preferite.

Prendiamo in esame Ferdinando Minucci e Christian Pavani. Li avevamo lasciati uno ad ammettere almeno parte delle proprie colpe nel crack della Mens Sana originale, beccandosi quattro anni di reclusione in seguito a patteggiamento più pene accessorie; l'altro ripudiato dalla Fortitudo in cui per alcuni era divenuto scomodo, per altri un capro espiatorio, per altri ancora l'origine e la spiegazione di ogni male. I due si sono ritrovati la scorsa estate a Firenze, città il cui rapporto con la pallacanestro è storicamente complesso. Tramontati da un bel pezzo gli esperimenti in viola Fiorentina, archiviati i sogni di gloria del periodo Everlast, ridotti a cimelio i ricordi sbiaditi di J.J. Anderson, dello sponsor Neutro Roberts, di patron Bordignon e di Enzino Lefebre, a Firenze pare quasi sia impossibile fare pallacanestro, quasi che la piazza sia esclusivamente, immarcescibilmente, ostinatamente calciofila. Non è vero, almeno non in maniera così ottusa: gli esempi del volley femminile sono lì a smentire ogni dietrologia. Però che il basket fatichi nella città gigliata è un dato di fatto. 

Minucci (in veste di consulente esterno, d'altronde la FIP lo ha radiato) e Pavani ci avevano riprovato. Come? Promettendo mari e monti, effettuando una campagna acquisti faraonica, puntando diritti dalla B alla A2, affermando di avere le spalle coperte e di aver già avviato contatti con potenziali sponsor di elevata caratura. Tutto molto bello, tutto molto allettante. Almeno finché si resta nell'ambito delle chiacchiere, ché alla presentazione delle tenute di gioco non si è vista l'ombra di un marchio aziendale sulle canotte: non un buon segno, va detto. Primi mesi, tutto ok, squadra eccezionale con coach navigato al timone (Gigio Gresta). Poi i primi scricchiolii, a dicembre l'appuntamento con lo stipendio da pagare a giocatori, staff e collaboratori salta, Pavani si fa di nebbia, Minucci pare non lo abbia visto nessuno, la società si sfalda, la squadra inizia a saltare gli allenamenti, ci si preoccupa per i potenziali sfratti dalle abitazioni. Infine giunge la chiusura anticipata, ché nemmeno l'estremo ed inutile tentativo di chiedere al Comune di intervenire in qualche modo ottiene un risultato diverso da facce perplesse - ma nel 2023 siamo ancora ridotti a sperare nelle istituzioni pubbliche per il salvataggio di società sportive private?

Torniamo al titolo. Nel film si spiegava come certune entità sovrannaturali, eredi di esseri umani morti in maniera violenta, possano tornare sulla Terra uccidendo dei vivi per prenderne il posto nella società attuale. A pensar male, pare quasi il caso in esame. Peccato che la realtà sia ancora più tragica della finzione, visto che Minucci si permette il lusso oggi, da condannato in via definitiva e radiato, di poter raccontare la sua versione dei fatti (senesi) in un libro che ho potuto sfogliare. La tesi di Minucci è un "così fan tutti" incredibilmente omissivo. Le contabilità in nero? Lo faceva per il bene della sua Siena, altrimenti col cavolo che avrebbe potuto vincere - come se vincere fosse tutto nella vita, ma vabbè. La rovina della società? Colpa dell'amministratore delegato del Monte dei Paschi che aveva deciso di chiudere la sponsorizzazione multimiliardaria - mica si parla dei bilanci taroccati, della creazione di fittizie plusvalenze, degli anticipi su sponsorizzazioni future per far quadrare i conti sempre più in rosso. Minucci in fondo portava avanti il vessillo della pallacanestro italiana, oggi ridotta a poca cosa - e qui la bugia è talmente grossolana da strappare una risata di commiserazione, visto che negli anni di dominio senese la concorrenza era stata rasa al suolo in maniera talvolta disonesta, come potrebbero testimoniare alcuni ex dirigenti di altri club, impoverendo alla fine un movimento che era diventato solo la sua punta di diamante (Siena appunto, col suo minuscolo mercato di riferimento).

E Pavani? Arriviamo anche a lui. Sparito da Firenze, dove nessuno lo cerca più, il dirigente è tornato a casa. Ma non intendo proprio Bologna, quanto la Fortitudo. Non con un ruolo in società, almeno non così si spera: in attesa di trovare nuova collocazione o un altro posto in cui lavorare nella pallacanestro, Pavani va a vedere gli allenamenti della squadra di coach Dalmonte in via Giacosa, in quella sede che lo stesso Pavani aveva inaugurato qualche anno fa sperando di farne la nuova Mecca dei biancoblu. Ora, andare a vedere degli allenamenti non è un reato ed a meno che alla porta della palestra non vi sia il divieto di ingresso ad estranei (il famoso cartello "allenamento a porte chiuse") è consentito entrare, accomodarsi ed osservare. Peccato che la presenza di Pavani non sia passata sotto silenzio, tant'è vero che la famiglia Gentilini ossia il nuovo main sponsor Fortitudo col marchio Flats Service si è fatta sentire. E non certo con toni compiaciuti: quella presenza non è gradita, lo si è capito, anzi è definita "destabilizzante" (testuali parole). Forse perché evoca un recente passato di tristi ricordi, forse perché si teme che il ritorno dell'ex possa presumere un suo ulteriore coinvolgimento, forse perché il timore non detto ma intuibile è che in fondo Pavani non abbia mai del tutto troncato il rapporto con la Fortitudo attuale. Non è un caso, credo, che gli stessi Gentilini, padre e figlio, abbiano manifestato l'intenzione di costituire un gruppo di aziende per rilevare la società sportiva dalla proprietà attuale, per darle un futuro meno incerto rispetto agli anni passati, a patto di sapere con chiarezza con chi e con cosa trattare. Probabilmente il primo obiettivo è evitare situazioni come quella dello scorso giugno, con un esercizio 2021-22 che si è chiuso con una perdita gestionale di oltre un milione e mezzo di euro, quasi 4 milioni e mezzo di euro di debiti, un fabbisogno finanziario in rosso per 2 milioni e 832mila euro ed un deficit evidente. Appare lapalissiano come gli attuali sponsor, seppur interessati a prendersi la proprietà, non vogliano trovare sorprese sgradite anche sotto forma di dirigenti del passato.

Purtroppo nel basket nostrano i ritorni degli sgraditi o degli impresentabili non sono una novità. Il russo Gerasimenko, i Forni, Max Boccio sono alcuni dei nomi noti di personaggi che hanno fatto il male e non il bene del movimento. Proprietari con le mani bucate, dirigenti incompetenti, finti sponsor che vendono carta straccia a caro prezzo, imbonitori farlocchi, sembrano tutti attirati dalla palla a spicchi come api sul miele. E sono spesso accompagnati dalle peggiori giustificazioni possibili, come nel caso di Minucci che si definisce ancor oggi quale l'ultimo grande manager del basket italiano. Parole che, se ripenso a Gherardini, Sarti, Beppe De Stefano, Crovetti, Porelli, Lefebre o Cappellari, suonano peggio di una bestemmia pronunciata in San Pietro.

lunedì 20 febbraio 2023

Gnari, che Coppa!


Allungate la graduatoria, piantate una nuova bandierina sulla cartina geografica: Brescia ce l'ha fatta. Di più: la Germani si è iscritta di diritto al ristrettissimo club delle squadre capaci di risalire la china dall'ultimo posto in griglia e di conquistare il trofeo, eliminando strada facendo compagini teoricamente più attrezzate, più forti o semplicemente meglio piazzate. La serata di ieri ha incoronato capitan Moss e compagni, scatenando la gioia incontenibile del patron Ferrari che finalmente ha visto premiati i propri lauti investimenti, ma anche di Amedeo Della Valle nelle vesti di (quasi) profeta in patria, lui piemontese figlio di una bandiera della vecchia Auxilium e capace di superare il babbo in una piazza che ha dimostrato di amarlo. E mi domando quanto vorrebbero i torinesi non solo riavere una squadra in Serie A - brucia ancora il fallimento del 2019 - quanto piuttosto vedere l'attuale Basket Torino guidata da un giocatore del genere. Sogni mostruosamente proibiti forse, mentre è molto probabile che tra un anno ci si riveda tutti sotto la Mole: lo ha confermato il presidente Gandini pur parlando in politichese, il dialogo tra le parti proseguirà con la città e la Regione oltre agli enti locali che hanno sfruttato al massimo la vetrina e che hanno necessità di riempire quel meraviglioso contenitore che è il PalaIsozaki/Olimpico/Alpitour/come lo volete chiamare.

Qualcuno magari storcerà il naso, dicendo che Torino è distante, scomoda(?!), con scarsa tradizione(???), priva di una squadra locale. I numeri dicono il contrario. Quindi un plauso va fatto al presidente Gandini che ieri pomeriggio era gongolante mentre snocciolava i freddi numeri del successo: record su record su record, ed è un bene. Aspetto da non tralasciare, tutto ciò non preclude alla possibilità di ulteriori miglioramenti: il margine su cui lavorare è quello delle giornate iniziali dove, complice il collocamento a metà settimana e l'incertezza sulla partecipazione, l'impianto di gioco è mezzo vuoto. In passato accadeva anche di peggio, va detto, ma non ci si può né ci si deve accontentare di 6mila e spiccioli spettatori se si può disporre di una capienza doppia. Semmai si possono considerare quei numeri come una base di partenza per il 2024, al pari di ulteriori occasioni di coinvolgimento. Butto lì una proposta-provocazione: perché non organizzare dei 5vs5 o 3vs3 nei campi di contorno tra tifosi delle varie squadre qualificate o tra gli staff societari, oppure coinvolgendo le vecchie glorie (avvistati Sartori, Iacopini, Riccio Ragazzi, Galanda, Myers e molti altri) o i giornalisti accreditati?

In un precedente post in questo blog ho espresso già le poche critiche all'organizzazione delle Final Eight. Ne aggiungo una, estremamente costruttiva: al venerdì, giorno di pausa deciso per non sovraccaricare le squadre, il centro storico era invaso da turisti ed anche addetti ai lavori, quindi si potrebbe tranquillamente pensare a delle occasioni di incontro o di confronto o di promozione del prodotto. Qualora fosse ancora Torino, la Mole Antonelliana potrebbe essere coinvolta non solo con la proiezione notturna sulla superficie esterna ma ospitando magari una rassegna a tema (film sulla pallacanestro non mancano); oppure sarebbe interessante realizzare un percorso di scoperta della città e dei suoi luoghi simbolo attraverso una serie di convenzioni tra mobilità e percorsi studiati appositamente; o ancora, ideare una sorta di "basket passport" che consenta al tifoso di ottenere agevolazioni agli ingressi ai musei cittadini per vivere non uno o due ma cinque giorni di Finale Eight. Sono idee, queste che ho appena abbozzato, che sorgono da semplici osservazioni raccolte qua e là, passeggiando sotto i portici, respirando l'atmosfera sabauda o verificando come non solo noi giornalisti ma anche dei giocatori professionisti abbiano sfruttato il main sponsor di queste F8 per rientrare alla base - vi scrivo da un Frecciarossa in direzione Bologna, seduto a un posto di distanza da Riccardo Visconti che sta tornando a Pesaro.

Passiamo alle pagelle, ché altrimenti tra un po' mi mandate tutti a quel paese:

VOTO 10 a Brescia. E non dovrei nemmeno dirvi il perché. Coach Magro era arrivato a Torino inseguito da malumori, mal di pancia, sussurri malevoli, voci fuori controllo. Dicevano che la sua squadra fosse morta, stravolta, irrecuperabile, condizionata dai troppi errori tra estate ed autunno. Quando però conta davvero, la bravura di un allenatore riemerge prepotente. E si è visto: nei quarti ha fatto fuori Milano con una prestazione da clinic, in semifinale ha scatenato la forza bruta dei suoi per far perdere la bussola a Pesaro, in finale ha tolto a Shengelia la linea di fondo per 25 minuti e mandato fuori giri Teodosic resistendo ai tentativi virtussini di rimonta. Giù il cappello.

VOTO 9 alla Legabasket. Il lavoro è stato ottimo, a tratti eccellente e non era scontato. Soprattutto perché si trattava di ripartire dopo l'edizione 2021 a porte chiuse e quella 2022 con la riapertura parziale in extremis. Zero problemi o criticità, soluzioni pronte per ogni occasione, coordinazione massima di uno staff esemplare. Lasciatemi spendere due parole per Maurizio Bezzecchi che, pur provato da un fastidioso malessere di stagione, non si è mai negato né ha respinto una richiesta. Ed un 9 come voto meritano anche i ragazzi di Infront, bravissimi ad accompagnare la dimensione sportiva con quella business poiché in uno sport professionistico non solo di nome è fondamentale promuovere gli affari e gli interessi di chi finanzia i club e dunque anche il movimento.

VOTO 8 alla Virtus Bologna. Un numero che è anche una sorta di maledizione: condannata a restare a 8 Coppe Italia vinte (come Milano e la Pall. Treviso) anche dalla prestazione di un numero 8 (Della Valle) che pure era stato accostato alla Vu Nera nei sussurri dell'ultimo mercato estivo. Con i soliti problemi di forma fisica dei suoi, coach Scariolo ha fatto il possibile ma l'impressione è che in finale alcuni senatori fossero in debito d'ossigeno o che qualcuno avesse la testa da un'altra parte. D'altronde Teodosic è apparso nervoso ed indolente sin dal riscaldamento, non un bel segnale in generale. Esce con un bel 8 dal PalaAlpitour anche Marco Belinelli che avrebbe preferito vincere ma che almeno ha dimostrato con i fatti che le storielle sui carrelli dei bolliti sono da riservare alle migliori trattorie di Bologna.

VOTO 7 a Pesaro e Tortona. Osservando gli scarti dei punteggi delle semifinali potreste domandarvi perché riservi un voto tutto sommato alto a queste due squadre. Presto detto: i marchigiani sono stati sfavillanti al primo giorno e hanno combattuto contro mira sballata, espulsione incomprensibile del proprio allenatore e primo terminale spuntato (Abdur-Rahkman, che da quando ha cambiato agenzia non ne ha imbroccata una). I piemontesi erano tra i favoriti ma non potevano mettere in conto la sfortuna manifestatasi sotto forma virale: non Covid ma classica influenza che ha colpito mezza squadra e condizionato pure il bravissimo Marco Ramondino.  Al netto di ciò, il Derthona resta una certezza per le zone alte della classifica e conferma il proprio percorso di consolidamento che porterà l'anno prossimo i bianconeri in Eurocup - contratto già firmato, ufficialità a giugno.

VOTO 6 a Trento e Varese. Lele Molin ha commesso un errore nel finale contro Tortona ma ciò non toglie che con una squadra acciaccata e con rotazioni corte, divenute drammatiche dopo l'infortunio di Spagnolo, sia riuscito ugualmente a riportarsi a contatto nel momento topico spaventando i più quotati avversari. Matt Brase invece deve aver capito che il suo smallball esasperato condito dal caos convulso dei ritmi indiavolati che predilige non può funzionare sempre, specie se ci si scontra contro un tecnico come Jasmin Repesa che in carriera ne ha viste di tutti i colori.

VOTO 5 a Venezia che forse sperava in qualcosa di meglio dopo l'incoraggiante debutto di Spahija in campionato. Invece la Reyer ha sempre gli stessi problemi: lunghi che difendono poco e male, assenza di guardie che possano attaccare il ferro mettendo palla a terra, eccessiva dipendenza dal tiro da 3. Il tecnico croato lo ha detto, questa non è la sua pallacanestro: però ha scelto lui di accettare la proposta dei lagunari quindi non è pensabile che fosse all'oscuro delle amnesie di Watt o della monodimensionalità di Spissu e Granger. Parks in compenso sta dando ottimi segnali ed è ad oggi il giocatore che più e meglio si può integrare in un sistema di gioco come quello prediletto dall'allenatore ex Baskonia.

VOTO 4 agli arbitri. Il disastro della semifinale Pesaro-Brescia è stato imbarazzante, ancor di più perché avvenuto in diretta televisiva nazionale su un canale mainstream. Che la categoria stai facendo fatica nel ricambio tra i pochi senatori rimasti ed i pochi giovani emergenti credo sia evidente. Occorre non solo investire in formazione e qualità ma anche credere nei direttori di gara che, seppur ancora non dotati di ampia esperienza in Serie A, dimostrano di essere ben calati nella realtà e di saper gestire le partite con freddezza e professionalità. Soprattutto, senza quel protagonismo che diviene deleterio e che mortifica il gioco.

VOTO 3 a Milano. Budget clamoroso, obiettivi stagionali saltati come birilli del bowling, uno dopo l'altro. Il ko contro Brescia è solo l'ultima delle disgrazie di una stagione nata male. Facile ora rimpiangere Rodriguez ed ammettere di aver sbagliato tutto con Pangos e Mitrou-Long, sempre rotti. Ma ci sarebbero anche Thomas che non gioca, Voigtmann in rottura, Davies indolente, Tonut scomparso (e Alviti che nemmeno si sa se possa tornare a giocare dopo tanta perniciosa inattività). Queste scelte sono state compiute da un unico plenipotenziario che gode di piena fiducia dalla proprietà ed è dunque intoccabile nonostante i risultati siano assai modesti per non dire deludenti. Solo uno scudetto ad oggi lontano potrebbe addolcire l'amara medicina.

VOTO 2 a chi non è venuto a Torino. Gli assenti hanno sempre e solo torto.

VOTO 1 all'assenza di servizi igienici nei sotterranei del palasport: noi giornalisti decisamente non abbiamo apprezzato.

domenica 19 febbraio 2023

Passeggiando per Torino

Nell'attesa della finale di stasera, dall'esito affatto scritto, e della conferenza pomeridiana di Umberto Gandini, provo a raccontarvi cosa siano queste Final Eight 2023, quali indicazioni stiano fornendo al campionato, alle squadre, al movimento. Ed azzardo (felice di essere smentito, nel caso) alcune previsioni sui prossimi mesi, ossia sulla corsa allo scudetto e non solo.

Credo sia chiaro a tutti che ormai la Coppa Italia, al di là della propria natura di evento sportivo e di trofeo di metà stagione, sia un barometro della situazione della pallacanestro nostrana. Ebbene, l'ago dello strumento è sul "variabile", quasi a fotografare gli umori dei diversi attori presenti al PalaAlpitour - altrove, vedi evento B2B alla Nuvola Lavazza, l'indicatore è sul "sereno stabile". Il vento a favore che ha investito Brescia ad esempio ha portato serenità in casa biancoblu, dove soltanto una settimana fa si era giunti al silenzio stampa, alle voci incontrollate di tagli ed esoneri (ma ci credete? Io no), a nefaste prospettive di lotta-salvezza. L'annata della Germani è assolutamente contraddittoria ma replica quanto visto altrove, in altre realtà italiche così come in Paesi vicini, quando una società ambiziosa sottovaluta il rischio del doppio impegno, specie se si tratta di Eurocup. Credete sia tutto rose e fiori? Per chi se lo fosse dimenticato, una delle semifinaliste della scorsa edizione della seconda competizione ECA ossia Andorra è retrocessa in patria: non parlo di un club in difficoltà economiche o con scarne prospettive, mi riferisco invece ad una società piuttosto ricca, ben diretta ma che per inseguire il risultato continentale ha commesso errori nel campionato domestico. Brescia, che aveva perso in estate il vero elemento imprescindibile del meccanismo di coach Magro ossia Mitrou-Long, ha avuto sfortuna (infortuni) ma ha anche compiuto delle scelte discutibili che l'hanno portata fuori dalla zona playoff attuale eppure in finale per la coccarda. La partita di stasera potrebbe dare ulteriore consistenza alla primavera dei lombardi oppure riportare aria di crisi.

Qualche sorriso in più si nota anche in casa Virtus, ma sempre ben nascosto sotto il gel di Don Sergio o nelle pieghe perfette della giacca di patron Zanetti. La Vu Nera ha ritrovato i suoi senatori - lussuoso Shengelia, strabiliante Teodosic, concreto Hackett, chirurgico Belinelli che ha dimostrato con i fatti che per il carrello dei bolliti c'è ancora tempo - e ha triturato prima una Venezia in aperta ricostruzione tattica, poi una Tortona troppo influenzata per essere vera. E parliamo di una squadra comunque incerottata, che recupera solo parzialmente Ojeleye ma che ogni giorno deve fare la conta degli acciacchi e dei chiedenti visita. Il roster lungo aiuta - anche se Scariolo, opportunamente pungolato, risponde in maniera paracula - per cui questa Coppa Italia è anche un utile laboratorio per capire come prepararsi alle prossime volate tra Italia ed Eurolega. Non è un mistero che alla proprietà non darebbe fastidio inserire un altro trofeo in bacheca staccando le concorrenti in vetta alla speciale classifica di Coppa Italia, ma oltre al trofeo in palio c'è anche un premio invisibile ma apprezzato che si chiama concretezza.

Con Virtus e Brescia in finale, chi sicuramente non ha nessuna voglia di abbozzare non dico un sorriso ma nemmeno una smorfia è Gianni Petrucci che, neanche a farlo apposta, deve sorbire l'amaro calice di vedere le due società più detestate contendersi la Coppa. Se dalle parti di via Aldo Moro a Bologna si respira un'aria un po' più leggera e velata d'ottimismo grazie a numeri piuttosto buoni - sold out il weekend, mezzo palasport riempito nei giorni centrali della settimana - in via Vitorchiano a Roma il clima dev'essere pesantuccio. Chissà se la fresca paternità di Pozzecco ed il corteggiamento del PAO riusciranno a smorzare la tensione. Qualche tirata d'orecchi comunque la merita anche LBA: tutto bello, tutto (o quasi) a posto, ma trovo imbarazzante che al venerdì passeggiando per piazza Castello o piazza San Carlo in pieno centro di Torino si vedano ai lampioni i banner svolazzanti dell'evento di scherma del weekend precedente all'Isozaki. Bella l'idea della multimedialità, della proiezione notturna sulla Mole, degli eventi di contorno, ma è grave che nessun tassista con cui abbia parlato sinora sappia che in città vi sia un grande evento del genere. Appunti per la prossima edizione della kermesse, ovunque si faccia: banner ai lampioni ovunque, alleanze strategiche non solo con Camera di Commercio e Comune ma con i trasporti elementari (bus, tram, taxi). Poi il resto va benissimo, la campagna di sostenibilità ambientale è un bel risultato ed il coinvolgimento delle scuole scalda il cuore. Ma c'è ancora tanto da lavorare.

A proposito di lavoro. Sono rimasto stupito da alcune fragorose assenze al già citato evento B2B, che poi in fondo è una scopiazzatura dei cari vecchi speed date che si facevano una volta o dei semplici eventi fieristici. Immagino che i ragazzi di Infront abbiano sbirciato tra gli incontri effettuati dai vari consorzi presenti in Serie A per mettere in piedi un meeting bello nella forma e nei contenuti. Posso solo immaginare però l'imbarazzo dei padroni di casa di Lavazza nel dover issare al soffitto del proprio spazio interno il bandierone recante il main sponsor/proprietario della Virtus: quasi come dover accogliere in casa in piena consapevolezza ma facendo buon viso a cattivo gioco l'amante della propria consorte. Un plauso dunque va a chi riesce persino a superare questi aspetti delicati, dimostrando un gran bel pelo sullo stomaco oltre ad altre indubbie capacità manageriali.

Tornando al basket, qualcosa sulle semifinaliste ho già detto. Tortona aveva altre ambizioni, altri appetiti ma ci si è messo di mezzo il virus: prima Daum a mezzo servizio, poi Radosevic fuori e Macura senza gambe. Contro Bologna Ramondino avrebbe voluto più freschezza per provare almeno a correre per non dover accettare l'impossibile sfida sul piano fisico. Di certo si è confermata la sfiga della scelta di utilizzare una divisa diversa dal campionato (la City Edition di prestagione di Erreà, completata da un sopramaglia rosa già visto in passato): la tradizione nefasta colpisce ancora, confermata da Venezia, anch'essa in molto oro e poco granata ma con risultati negativi sul piano del gioco più che su quello cromatico. Il gioco di Spahija ancora non c'è e ci si chiede se mai si vedrà, stante l'indolenza di Watt e la tendenza di Willis a commettere qualche fallo di troppo. Il tecnico croato ha invocato il beneficio di una percentuale bassissima al tiro da 3 ma i problemi di questa Umana non si possono dire risolti con l'esonero di De Raffaele né con l'arrivo di un nuovo americano. Sono bastati sei minuti di difesa dura in area della Virtus e tre minuti di show offensivo orchestrato da Teodosic per dimostrare le difficoltà lagunari, acuite forse dalla scelta di non sfruttare appieno le rotazioni.

Tante, tantissime e furenti polemiche da Pesaro. Con un po' di ragione, occorre dirlo: l'arbitraggio della semifinale contro Brescia è stato di livello infimo, indegno persino di un campetto delle minors. Un antisportivo netto a favore che diventa fallo tecnico a Repesa che lo invoca; un altro tecnico con annessa espulsione per l'allenatore che non ha capito nessuno, nemmeno la tribuna stampa; una rimessa da lato invertita e raddrizzata solo dopo conciliabolo tra i fischietti; diverso metro nella valutazione dei contatti: tutti esempi di pessima gestione di una partita in prime time televisiva e che dovrebbe costituire un biglietto da visita per il movimento. Persino il pubblico torinese, neutrale dopo l'uscita di Tortona, ha fischiato sonoramente le decisioni arbitrali a corollario di una serata da incubo. Non mi aspetto rivoluzioni o punizioni, semmai spero che si inizi davvero ad investire sulla formazione delle nuove leve - a proposito, qualcuno sa perché non sia stata convocata Silvia Marziali, nemmeno per i quarti di finale? Se non si danno opportunità ai giovani in queste manifestazioni, quando si pensa di farlo?

Chiudiamo con qualche considerazione su tutto il resto. Lasciamo stare Trento che fa quel che può con quel che ha (e auguri per la caviglia di Spagnolo) o Varese il cui caos tattico per una volta non paga e parliamo di Milano. Ripensavo proprio alla figuraccia dell'Olimpia mentre mi recavo in piazza della Consolata per gustare il tradizionale Bicerin: niente Supercoppa, con un piede e mezzo fuori dai playoff di Eurolega, eliminata al piatto in Coppa Italia... risultati orripilanti che non ripagano il budget da prima della classe e che dovrebbero indurre in riflessione parecchia gente sotto la Madunina. La gestione delle risorse umane è divenuta un mezzo caso così come le scelte di mercato, tanto in estate quanto in corsa. Comincio a sospettare che troppi anni di assistentato NBA abbiano condizionato Ettore Messina, disabituato ai ritmi europei e soprattutto a regole differenti in tema di porte girevoli e di partite ad alta importanza. Di là dall'ampia pozza è possibile ruotare a più non posso, consci della scarsa importanza del 75% delle partite di stagione regolare; qui bastano un paio di distrazioni o di errori nelle valutazioni e si può compromettere una stagione. Mi pare chiaro che per salvare le apparenze oltre che l'annata, Milano dovrà inseguire la conferma tricolore, ultima chiamata per non dichiarare fallimentare il 2022-23. E ci sarà da combattere pure contro la cabala: da quando è tornata a cucirsi il tricolore sul petto, l'Olimpia ha sempre centrato l'obiettivo in anni pari (2014, 2016, 2018, 2022) mancando però la conferma subito dopo. Chi è scaramantico è ovviamente autorizzato a fare gli scongiuri. Io intanto vado a farmi una passeggiata per poi gustare un piatto di Plin in attesa degli ultimi fuochi al PalaAlpitour.

domenica 5 febbraio 2023

Pagellone dall'Adige

Per una volta, preferisco scrivere direttamente le pagelle senza dilungarmi altrove, spiegando tutto voce per voce. Cominciamo dai padroni di casa, giustamente, ossia da Verona

CAPPELLETTI 5 - Il guaio, per la Tezenis, è che dopo aver salutato Imbrò è rimasto solamente lui come regista. Per cui se trova la serata giusta, è inarrestabile; se va in debito d'ossigeno e di idee e se non gli entra il tiro, come avvenuto sabato sera (2/13), si tramuta in qualcosa di deleterio. Ho il fondato sospetto che degli 8 assist a referto almeno un paio siano alquanto generosi, per non dire inventati di sana pianta, ma vabbè.

HOLMAN 2 - Poche balle, doveva essere il 4 titolare ed è ridotto ormai a fare il cambio di Smith da centro. Sette minuti di nulla (0/4 complessivo), anzi di danni assortiti. Mi dicono che da due mesi avrebbe le valigie pronte ma non si capisce per quale motivo la Scaligera non l'abbia ancora sostituito con qualcosa di decente. Misteri (parte prima)

CASARIN 5 - Sul parquet si gioca a basket, non a rugby: qualcuno dovrebbe avvisarlo. Continua a pagare il fatto di non avere un ruolo definito e di venire adattato alla bisogna: quando Cappelletti rifiata, fa (malino) il play; in certe situazioni gioca da 3 tattico o persino finisce a marcare i 4 avversari. Cose buone, poche come sempre. Falli, tanti come sempre. E deve pure ringraziare la terna che lo grazia in almeno due occasioni

JOHNSON 5.5 - Avesse il tiro da fuori, sarebbe l'ala piccola che manca a Verona dalla fuga di Selden. Invece è costretto a fare l'ala forte con risultati non sempre positivi. Senza dimenticare che nei piani estivi doveva essere il cambio di Holman, non uomo da quintetto base...

BORTOLANI 7.5 - Un mese e mezzo fa mi domandavo cosa ci facesse uno come lui in una squadra che aveva già una guardia abituata ad alti bottini come Anderson. Risposta: segnare quando il compagno non ingrana, o è in panchina, o quando si fa cacciare dal campo. Venti punti in 24 minuti, anche giocando da solo, anche prendendosi grosse responsabilità. Non sarà mai giocatore adatto ai sistemi cannibali di Milano ma se messo nelle giuste condizioni è sempre uno spettacolo

ROSSELLI NG - Non dovrebbe nemmeno giocare. Invece è costretto dalle circostanze, ovviamente fuori ruolo, ovviamente non azzeccandone mezza. Ma come detto non è colpa sua quanto di chi non gli ha detto che da anni non è più adatto alla Serie A.

ANDERSON 5 - Sarebbe da 7 per la precisione da cecchino dall'arco e per la leadership che esprime. Già, sarebbe... se solo non commettesse la peggiore delle sciocchezze cioè beccarsi due tecnici in neanche quattro minuti facendosi espellere. Chiariamoci: l'arbitraggio è stato pessimo ma un giocatore esperto dovrebbe riconoscere certe situazioni e capire che applaudire polemicamente per 30 secondi ignorando i richiami significa andarsele a cercare. Fosse stato più razionale credo che avrebbe dato un bel contributo ai suoi fino alla fine

UDOM NG - Stesso scarso contributo di Rosselli giocando pure lui in un ruolo che non gli appartiene. Avrebbe bisogno di scendere di categoria e di giocare tanto, sbagliando ed accumulando esperienza. Così invece perde un anno

SANDERS 4 - Giocatore di sistema, lo si è visto a Tortona ma anche a Casale Monferrato e a Trieste. Alla Tezenis invece non si capisce cosa dovrebbe fare e probabilmente è questo a non farlo rendere appieno: ha preso il posto di un autentico cavallo pazzo come Selden rispetto al quale è molto più razionale ed i risultati (negativi) si vedono. O si cambia il playbook per farlo rendere, o è inutile

SMITH 7 - Adoro i centri che riescono a partire ai tre metri, avvitarsi in palleggio ed eludere ogni volta il difensore. E se pensiamo che il Doppio Zero di Verona non tocca i due metri d'altezza, i 10 rimbalzi di sabato sera sono una prova da califfo. Tra l'altro giocando anche troppo, chiudendo in debito d'ossigeno dopo 35 minuti intensi e continui

RAMAGLI 6 - Ha il pregio di variare in corso d'opera le priorità, prima cavalcando la mira da lontano delle guardie e poi puntando su Smith in post basso. Avrebbe bisogno di rotazioni più profonde di cui però non dispone. Mi chiedo se certe conferme estive (Rosselli, Udom, Candussi) siano farina del suo sacco o decisioni prese da altri. Continuo a pensare che con un play vero dietro Cappelletti e due lunghi da rotazione avrebbe un gioco più continuo ed efficace oltre a più punti in classifica

Passiamo ora alla squadra ospite

BANKS 7 - Voto giustificato dal percorso netto in lunetta e dalla faccia tosta con cui affronta alcune situazioni. Compresa quella che fa imbufalire mezzo palasport ossia il canestro finale a partita finita, utile però in ottica classifica avulsa. Nel primo tempo però fatica moltissimo.

IROEGBU 6.5 - Si sveglia pure lui con ampio ritardo visto che all'inizio non trova pertugi in penetrazione e dall'arco proprio non gli entra nulla. Resta una guardia nel corpo di un play, ma visto che TvB ha puntato su di lui occorre insistere

ZANELLI 7 - Come passare dai disastri con Tortona all'essere protagonista in un derby. Le sue due triple sono fondamentali: la prima per la fuga a +13, la seconda per chiudere i discorsi. Meno bene in regia, ma lo staff tecnico può accontentarsi

ELLIS 9 - Dettaglio non da poco: giocava influenzato. Anzi, possiamo anche dire che era in dubbio causa febbre e che solo all'ultimo è stato deciso il suo impiego. I risultati parlano per lui: 18 punti, 89% al tiro, 8 rimbalzi, 2 stoppate, 25 di valutazione. Mi ero quasi dimenticato di cosa fosse un pivot prima di vederlo in azione...

JURKATAMM 7 - Il miglior difensore sugli esterni a disposizione di questa Nutribullet. La mano è quella che è, ma invito tutti a rivedere i movimenti in marcatura dell'estone: un clinic su come si usa il fisico e come si cambia in corsa su play, guardia e (presunta) ala piccola avversaria

VETTORI NG - 5 secondi per perdere Bortolani e lasciargli infilare la tripla. Misteri (parte seconda)

SOROKAS 8 - Da clonare per capacità di lottare su ogni pallone e pure per un paio di canestri ai limiti dell'assurdo. Prima di Ellis, la miglior pesca stagionale sul mercato di Treviso

FAGGIAN 7 - Quintetto base meritato, gambe a razzo, tanta sfacciataggine da diciottenne. Meriterebbe più spazio ma per ottenerlo dovrà lavorare molto su un tiro da fuori oggi assente

INVERNIZZI 5 - Lo scout dice: 14 minuti, 0 punti, 0/1 da 2, 5 rimbalzi, una stoppata subita, un assist, 1 di valutazione. Aggiungo io: giocando soprattutto da 4 tattico, ché il francese appare clamorosamente in ritardo di condizione al punto di essere utile solo come chili da sfruttare difensivamente in area e nulla più. In attesa di Pini (sempre che arrivi), il ruolo di quarto lungo è suo

JANTUNEN 6 - Non gradisce il trattamento riservatogli dai veronesi, la cui irruenza è evidente osservando lo strappo ai pantaloncini di gara. Ci prova pochissimo in attacco, fa qualcosa di meglio dietro, paga anche in termini fisici con un pestone al piede che per un po' lo tiene in panca

NICOLA 6.5 - La scelta azzeccata è quella di non insistere con il gioco perimetrale dopo lo 0/10 da 3 del primo tempo. Ed è buona anche l'idea di Invernizzi ala forte tattica contro lo smallball veronese. Però... visto che c'è qualcuno che gli mostra questo blog, gli lascio un messaggio: le domande dei giornalisti sono fatte a vantaggio di chi segue in video o legge su carta stampata l'intervista complessiva. Non è un confronto a muso duro col giornalista magari sgradito, né è uno sberleffo cui replicare. Se non l'ha capito, si adegui: gli allenatori che reagiscono male alle domande solitamente hanno qualcosa da nascondere.

domenica 29 gennaio 2023

Viva il Made in Italy!

Domanda tra il gourmet ed il cestistico: era davvero necessario importare lo stracchino alsaziano invece di valorizzare la trevigianissima Casatella o al massimo il Raviggiolo bolognese pur se prodotto con latte estone? Avrete già capito, immagino: anche alla luce della prestazione negativa contro Tortona, non riesco a capire il motivo dell'ingaggio di Hugo Invernizzi da parte di Treviso Basket. Se alla Nutribullet c'era (e c'è) un ruolo più che coperto è quello dell'ala piccola. E pure con una bella variante di possibilità tattiche: Mikk Jurkatamm è spendibile anche da guardia, difende molto bene (i suoi primi cinque minuti su Christon sono da antologia), non è appariscente ma sa alla bisogna colpire sia da lontano che in avvicinamento; Leonardo Faggian non ha tiro da fuori (può e deve lavorarci) però è fisico, può marcare su quattro ruoli diversi, accetta i cambi difensivi, attacca il ferro; Alvise Sarto è un buon tiratore sugli scarichi e sa essere elemento di raccordo tra i reparti. Insomma, il materiale c'è. Quindi mi spiegate l'obiettivo di aggiungere ad una squadra che ha tutte queste risorse cui attingere un altro giocatore in un ruolo più che coperto? E perché non si è cercato invece un cervello autentico, un playmaker vero capace di leggere le situazioni, di innescare i lunghi, di variare il gioco rispetto al solito attacco a mezza ruota?

Probabilmente la risposta a tutti questi interrogativi siede in panchina ed è lo stesso responsabile delle scelte estive. Spezzo volentieri una metaforica lancia a favore di Andrea Gracis: non è lui a decidere chi firmare, ruolo per ruolo. Il direttore sportivo semmai si occupa di procurare attraverso gli agenti un ventaglio di opportunità nelle varie caselle, demandando all'allenatore la decisione finale. Quindi se volete sapere chi abbia voluto Invernizzi ma anche Derek Cooke (e pure Banks e Zanelli e Simioni), giubilando in estate Imbrò e Chillo e liquidando Sokolowski in corsa, l'autore di tutte queste scelte è Marcelo Nicola. E qui si innesta un'altra questione aperta relativa alla società Treviso Basket ossia il peso relativo del capoallenatore della prima squadra. Perché diciamocela tutta, a parte il mai abbastanza rimpianto Stefano Pillastrini ed un Max Menetti che fino ad un anno fa era ancora abbastanza lucido da saper gestire le situazioni, TvB non ha mai ben capito quanto sia importante selezionare un head coach con pieno controllo di tutte le questioni tecniche. Pilla fece benissimo ben oltre i risultati in A2, costruendo da zero un sistema di lavoro degli allenatori e scegliendo giocatori funzionali in base a precise esigenze di gioco; Menetti, pur non godendo della piena libertà del predecessore (Vedovato e Busetto a parte, l'allenatore cervese ripartì da un foglio bianco), ebbe anch'egli sufficiente margine di manovra per impostare un certo tipo di discorso, commettendo però degli errori sempre più pesanti - il divorzio da Galigani, la sopravvalutazione di Sims e di Dimsa, la mancata opposizione all'arrivo (imposto dall'alto) di Casarin.

Nicola ha avuto in estate piena autonomia, a parte il contrattone di Sokolowski. E ha sbagliato molto: Banks non dà continuità né affidabilità, Iroegbu è meno discontinuo ma è poco play e molto guardia, Cooke è stato un fallimento annunciato, Simioni è inutile, Zanelli va a sprazzi. Ma ancora peggiore è stata la scelta di rinunciare a dei cervelli pensanti, a dei punti fermi che potevano fungere da pietre angolari della ricostruzione: Imbrò, pur limitato dai noti problemi alle articolazioni, conosceva l'ambiente e sapeva farsi sentire; Chillo era preziosissimo ben oltre il favorevole rapporto qualità-prezzo grazie alla capacità di leggere le difese avversarie; coach Francesco Tabellini era l'ultimo lascito della gestione Pillastrini, un allenatore preparato, bravissimo con i giovani, capace di fornire una forte impronta ad ogni squadra e di organizzare al meglio la tattica. Su Imbrò, Chillo e Tabellini si è abbattuta la scure, non li si voleva più. E pure Sokolowski ha capito di non essere gradito ma a differenza degli altri aveva un contratto praticamente impossibile da risolvere, per cui si è dovuta attendere la rivoluzione invernale del Besiktas.

Se l'avvicendamento di Cooke con un centro dotato di gioco in post basso non era nemmeno quotato dai bookmakers stante l'ovvietà della mossa in sé, più di qualcuno pensava che al posto del polacco potesse arrivare un regista ossia quel giocatore che manca terribilmente ad una squadra che si condanna da sola a giocare in isolamenti e che, se non approfitta dei suicidi altrui o non trova la serata di grazia di un solista, è spacciata in partenza. Invece l'allenatore ha deciso per un altro numero 3, sia mai che il ruolo risulti scoperto tra un Jurkatamm che gioca scampoli isolati, un Faggian che vede il campo solo in determinate occasioni ed un Sarto che metà delle squadre di A2 vorrebbe ma che a Treviso fatica a trovare minutaggio neanche fosse un brocco - e non lo è, sottolineiamolo. Il risultato lo si è visto contro Tortona: l'estone parte in quintetto, difende benissimo, viene tolto al secondo fallo e proprio lì la Nutribullet inizia a soffrire; l'oriundo italoargentino viene schierato da arma tattica e non dispiace affatto ma non può cantare e portare la croce; Sarto colleziona l'ennesimo "non entrato" della stagione. Il tutto a vantaggio dell'ultimo arrivato, il francese affatto irresistibile che non ne combina una di giusta nemmeno quando prova a giocare fuori ruolo, da guardia. Quindi, mi e vi domando: serviva davvero? E perché non si è cercato un regista al suo posto, così da avere un po' di idee fresche in campo? E non era meglio tutelare il prodotto nostrano, trevigiano o comunque di scuola italiana, anche valorizzando quel settore giovanile che finora ha meritato ampi investimenti?

Vabbé, basta con gli interrogativi che poi nemmeno trovano risposta e passiamo alle mie personali pagelle di Treviso-Tortona:

BANKS 4.5 - Raddrizza il tabellino personale a suon di viaggi in lunetta nell'ultimo quarto, faticando moltissimo ad arrivare a due metri dal canestro e non trovando spazi per il tiro da fuori. Merito della difesa di Ramondino (voto 8, a lui) che gli leva uscite dai blocchi e spazio in angolo. Ma se si pensa che il basket di Serie A viva solo del talento di un vecchio marpione, allora la colpa non è tanto del giocatore in sé quanto di chi pensa che possa ogni volta cavare il metaforico coniglio dal cilindro

IROEGBU 5 - Inizia benino, poi si perde tra difficoltà a leggere le situazioni, necessità di far paniere al posto di più di un collega, difesa impossibile su troppi avversari e mancanza di situazioni di campo aperto e gioco rapido che ne esaltino le caratteristiche. Ramondino (sempre lui) mica si è scordato di cosa era successo appena un mese fa, difatti ingabbia pure il nigeriano. 

ELLIS 6 - Da un pivot delle sue potenzialità mi aspetto molto di più di 5 rimbalzi, quasi tutti catturati nell'ultimo quarto. Intanto però si sono visti finalmente dei movimenti in post basso quasi dimenticati dopo il mai abbastanza rimpianto Mekowulu. Se i risultati sono questi dopo solo due allenamenti in gruppo ed un jet lag appena smaltito, c'è da essere ottimisti.

ZANELLI 4 - Zero assist per un play è una pecca grave, gravissima. Ma anche qui, colpa sua che non ce la fa o colpa di chi lo fa giocare in determinate condizioni? Opterei per una responsabilità diffusa. Ma se poi in attacco il mottense tira con 2/7, compresi dei piccioni viaggiatori, c'è poco da essere allegri.

JURKATAMM 6 - Parte titolare e finché c'è lui Christon non vede la luce (scusate la battuta a sfondo religioso). Poi viene panchinato e non più riproposto per dar spazio a chi è in serata storta o chi davvero gnafà. Qualcun altro al posto suo avrebbe già chiesto la cessione.

SOROKAS 7.5 - Non è la prima volta a risultare il migliore della truppa o uno dei più combattivi. Forse perché il lituano, che in carriera si è sempre guadagnato col sudore tutto ciò che ha ottenuto, conosce il significato della parola "sacrificio". Si potesse, sarebbe da clonare. Intanto andrebbe blindato con un bel contratto, sperando che non arrivi la retrocessione a cancellare il vincolo.

FAGGIAN 7 - Fa tutto quello che può, cioè moltissimo per il gruppo e nulla per sé. Se saprà lavorare sul tiro da fuori che gli manca e sulla consapevolezza nei propri mezzi diventerà un giocatore eccezionale. Già oggi, a nemmeno diciannove anni, regala preziose certezze in difesa al punto che Christon deve alzare parecchio la parabola per riuscire a segnare contro le sue lunghe leve.

INVERNIZZI 4 - Il tiro ha una parabola schiacciata, il baricentro difensivo è basso, la posizione non è male però manca tutto il resto. E come già detto, non se ne capisce l'utilità. A margine: nessuno si è domandato come mai il BC Wolves di Alytus se ne sia disfatto a tempo record dopo averlo preso in estate come ala piccola titolare? Sarebbe bastata una telefonata in Lituania per accorgersi del fatto che il giocatore sia deludente al punto che la sua ex squadra ha ingaggiato Jeffrey Taylor un mese e mezzo fa riducendo l'alsaziano a giocatore di estremo contorno prima di trovare dove piazzarlo.

JANTUNEN 7 - Ancora una volta miglior rimbalzista e guardando il finnico, che non ha certo muscoli da culturista né elevazione da cavalletta, significa trovarsi di fronte ad un giocatore con un ottimo senso della posizione. Ottimo ed efficace il tiro in virata dai 4 metri, dall'arco invece la mira è ancora storta. Ma pure lui non si tira indietro.

NICOLA 4 - Ramondino lo porta a scuola di tattica. E lui non sa che pesci pigliare: Banks non ha spazi e non ingrana, Iroegbu dopo un buon inizio non accelera più, Zanelli non ne fa una di giusta. Ha la colpa di insistere su Invernizzi a scapito di altri giocatori, oltre a non capire l'utilità di Jurkatamm. In più la sua difesa è un colabrodo negli angoli, con il Derthona che spara tutto lo sparabile: solo una mira perfettibile da parte dei bianconeri evita risultati peggiori. Detto delle inopinate scelte di mercato, ha voluto lui questa squadra quindi deve adeguarsi in fretta. E se, a suo dire, mancano fisicità ed aggressività, tocca all'allenatore trasmettere simili necessità al gruppo.

mercoledì 18 gennaio 2023

Vite parallele

Scommetto che pochi, pochissimi, forse nessuno di chi ogni tanto sbircia le pagine virtuali di questo blog ha letto il mio pezzo, pubblicato in un quotidiano locale, relativo alla partita di Pesaro di TvB. Tanto il malcostume dilagante tra il pubblico è divenuto quello di leggere i titoli, al limite i sommari ed i voti delle pagelle per poi sputare sentenze. Ed allora, a beneficio della massa, ribadisco il concetto iniziale di quell'articolo ossia le famose "Vite Parallele" di Plutarco. O, se preferite, la teoria della ciclicità della Storia di Giovan Battista Vico. O, meglio, l'aforisma di Karl Marx secondo cui la storia si ripete due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa. Tutto questo per dire che il divorzio annunciato tra Treviso Basket e Michal Sokolowski ricalca in brutta copia quanto avvenne undici anni fa, protagonista l'altro club trevigiano di pallacanestro maschile (la Benetton) ed un giovanissimo Alessandro Gentile.

I punti di contatto tra le due vicende? Tralasciando il ruolo dei giocatori, entrambi ali piccole, sono ugualmente moltissimi. La possibile separazione estiva rifiutata, procrastinata, rinviata, smentita, infine necessaria. Società bisognosa di intervenire sul mercato ma con problemi di liquidità. L'atleta che era un simbolo ma che col passare del tempo diventa un peso (economico ma anche tecnico) insostenibile. Per andare avanti, per potersi permettere il maquillage invernale con Jobey Thomas, Ortner, Viggiano, il ritorno di Goree e l'estensione contrattuale di Becirovic, la Benetton dovette cedere Gentile: era il sacrificio necessario, quello che il povero Enzo Lefebre mai avrebbe voluto compiere - "Come a poker si deve saper bluffare, se avessi venduto Alessandro in estate tutti avrebbero visto il mio bluff e avrebbero capito che questa società era destinata a morire", mi confidò Enzo prima di andarsene, vinto dal male. Insomma, si doveva ingoiare il più amaro dei bocconi per avere un domani. Difatti la cessione dell'ultimo gioiello rimasto, dopo aver rinunciato in estate a Markovic, Brunner e Devin Smith ed aver girato al Prokom il contrattone di Motiejunas, servì a ridare prezioso ossigeno - tradotto: mezzo milione cash più Viggiano pagato dall'Olimpia - ad un club mancante di uno sponsor di maglia e dunque a corto di risorse nell'immediato.

Michal Sokolowski rappresenta in prospettiva il Gentile di allora. Contratto e ruolo importanti ma inadatti al pensiero tattico di un allenatore diverso rispetto a quello che aveva voluto il polacco a Treviso. Trattative abortite in estate per ridimensionare il salario del giocatore, poi un maldestro tentativo di cessione a Napoli rifiutato dallo stesso Sokolowski. Infine la manfrina d'autunno, l'ala che torna dagli Europei e litiga con l'agente, i guai di una squadra assemblata troppo in fretta e con più di un problema tattico, un feeling impossibile con Banks (e forse anche con qualcun altro in panca), il Besiktas che chiama il CT della Polonia in panchina il quale cerca subito di circondarsi di pretoriani, la richiesta abnorme di buyout di TvB, l'arrivo di Wasserman, la pessima prestazione di Pesaro e quella incoraggiante sul piano personale con Trieste, la scaramuccia con i tifosi, la multa, la decisione di chiudere un rapporto logoro. Ed un vantaggio economico per la società trevigiana che, risparmiando mezza annualità di Sokolowski più un minimo di indennizzo turco, può pescare un centro americano che (si spera) possa dare più solidità sotto canestro.

Tutti felici, tutti contenti? Non direi. In primis perché la squadra ha perso l'ultimo vero cervello dopo aver rinunciato in estate agli altri due ossia Imbrò e Chillo. In secondo luogo, si apre una voragine in ala piccola, un ruolo che salvo nuovi movimenti vedrà l'alternanza di Sarto, Jurkatamm e Faggian con incarichi di contorno sperando che bastino a riportare la coppia Iroegbu-Banks a produrre caterve di punti. Aggiungiamo la persistenza di altre due criticità, ossia una cabina di regia sempre deboluccia ed i dubbi su Jantunen che fisicamente e tecnicamente pare poco adatto ad un gioco fisico come quello della Serie A, ed il quadro è completo. Di certo la partenza di Sokolowski toglie alibi a molti. Anche in panchina, dove coach Nicola non può più sbagliare: il polacco era l'unico giocatore che non ha scelto direttamente in estate - Jurkatamm è stato confermato su sua indicazione invece - quindi ora ha in mano una squadra al 100% voluta da lui. Gli errori fatti in precedenza, compresi contratti firmati troppo velocemente, passano in secondo piano: nel girone di ritorno occorreranno almeno 7 vittorie (magari raddrizzando almeno un paio di differenze canestri) per centrare una salvezza mai così tribolata. La vecchia Benetton si salvò sul campo, salvo essere uccisa dietro le quinte per precise volontà inconfessabili. Questa TvB è ben più solida e ha voglia di esistere ancora ma ha, almeno oggi, meno chances di preservare il posto in Serie A. Tocca ora al campo esprimersi quale giudice supremo.

sabato 14 gennaio 2023

Ansia da prestazione? A gennaio?

Ho il fondato sospetto che nemmeno Rocco Tano in arte Siffredi (e neppure il compianto John Holmes cantato da Elio e le Storie Tese) abbia avuto il coraggio di invocare la scusante dell'ansia da prestazione per giustificare quella che in termini di meccanica sessuale è definita amichevolmente come "cilecca". Un rendimento al di sotto delle aspettative può capitare per mille e più motivi: condizioni psicofisiche carenti, stato di forma scadente, concentrazione assente, preparazione insufficiente, persino per errori negli studi preliminari. Ma l'ansia di prestazione, no. Almeno, non in ambito professionistico. Se è ammissibile ed anche scusabile che un amatore, un dilettante, un dopolavorista sbagli perché emozionato o condizionato dalla voglia di dimostrare qualcosa, il professionista non può sperare di concedersi simili lussi.

Trovo dunque offensivo che al giro di boa del campionato si invochi ancora la scusante dell'ansia da prestazione per giustificare l'ennesima partita preparata non perfettamente, eseguita male e mai raddrizzata. Ed il fatto che suddetta motivazione giunga dallo staff tecnico mi fa capire solo una cosa, al di là del desiderio di accampare un alibi impossibile: nemmeno gli allenatori hanno capito davvero qualcosa di quanto è accaduto. A cominciare da un assunto semplice ed evidente: le rotazioni ridotte a sette uomini, spremuti all'inverosimile, quando l'avversaria ruotava comodamente a dieci. E non mi si dica che Trieste dispone di un budget superiore (non è vero) o che i suoi rincalzi sono pari o addirittura superiori al quintetto base. Già Skylar Spencer è un centro oggettivamente limitato, ma se gli si consente di prendere posizione in post basso e di giocare a due col piccolo oppure di catturare il rimbalzo offensivo a dieci centimetri dal ferro, non ci si può certo aspettare che regali palle perse o schiacciate spedite sui ferri per benevolenza o umana pietà. Ma vogliamo parlare di Lodovico Deangeli, ragazzo di grande dedizione e con un buon fisico ma che è tutto fuorché materiale da Nazionale? O di Corey Davis, nemmeno parente del celeberrimo Baron? O di Alessandro Lever, che è il classico 4 dotato solo di gioco frontale? O di Giovanni Vildera, che pure all'interno di TvB dovrebbe essere ben conosciuto? O di un Campogrande divenuto la controfigura del tiratore di un tempo o di un Pacher che in Serie A è il classico pesce fuor d'acqua?

Non prendiamoci in giro. E, per cortesia, non chiedetemi di credere a delle assurdità clamorose tipo la volontà di giostrare a sette in funzione di un aumento della responsabilità dei veterani. Se Cooke torna quello di inizio campionato - dimostrazione di come le buone prestazioni tra Natale e Capodanno siano state figlie della contingenza e delle voci di taglio, poi rientrate, e non di un vero progresso tecnico - e se Banks si conferma condizionante in negativo, non è certo insistendo su di loro (o su Iroegbu o Zanelli) che si possa invertire l'inerzia. Si tratta anche di messaggi mentali da inviare a chi gioca da schifo: rendi poco? Non m'importa del nome che hai sulla canotta né del tuo curriculum, piuttosto butto nella mischia chi picchia (Jurkatamm), chi vola alto (Faggian), chi un tiro piazzato su scarico lo mette (Sarto). E se le cose vanno malissimo, allora abbasso il quintetto, gioco con quattro o anche cinque esterni, faccio zone-press, cerco di spezzare giochi e ritmo, faccio casino. Questa è l'ABC del ruolo dell'allenatore, non certo trovare alibi impossibili.

Invece... invece si è visto l'esatto contrario. Passaggi a zona contro una squadra di tiratori in situazioni di bonus non raggiunto e di pochi falli personali spesi. Insistenza su una coppia di guardie che, se non è in serata, fa solo danni. Zero idee tattiche innovative e zero chiamate per attaccare una retroguardia che invece nei quarti centrali vedeva la paletta dei cinque falli di squadra alzata dopo pochi minuti. Un disastro, insomma. Nemmeno mascherato da quella perifrasi, da quella "ansia da prestazione" che sembra assurta al rango di motivazione da tirar fuori dal cassetto ad ogni ventello subito. E non importa che l'avversaria sia Reggio Emilia, Scafati, Pesaro o Trieste. Non c'è nemmeno il pudore di ammettere di aver perso la bussola e di non aver capito nulla della partita. No. Meglio invocare la motivazione più puerile, qualcosa che non viene invocato nemmeno nelle minors più minors - e lo scrive uno che, modestamente, le minors le conosce bene e qualcosa nelle suddette minors ha pure (immeritatamente) vinto.

Preferirei un po' di sana onestà. Preferirei un "scusate, non ci ho capito una mazza" oppure un "la squadra non girava ma non ho saputo rimetterla in carreggiata". Qualsiasi altra motivazione, purché sincera e plausibile, sarebbe preferibile alla peggiore delle bugie. Io non credo al fatto che gente di 30 e passa anni compiuti, con una solida carriera sul parquet, vada improvvisamente nel pallone perché ci teneva tanto a fare una partita eccellente ma dopo due errori ha perso la testa. Mi dispiace, non ci credo. Piuttosto si reagisce prendendosi tecnico, o picchiando qualcuno facendosi espellere - mai sentito parlare di Ruslan Avleev? - ma non così. Quindi, visto che siamo giunti al giro di boa del campionato con un bilancio sportivamente in passivo, è ora di un po' di pagelle:

BANKS 5 - Se l'intento dello staff tecnico era puntare su una guardia capace di fungere da leader vocale, tecnico e realizzativo come arma primaria per la salvezza, esistevano parecchie opzioni migliori. Per dirne una, quell'Abdur-Rahkman che sta facendo ottimamente a Pesaro costa molto meno di Banks, chiede parecchi palloni in meno, difende un po' di più e quanto a killer instinct non si può dire che gli difetti. Ma per scegliere certi giocatori occorre avere le idee chiare: Repesa evidentemente le ha.

IROEGBU 5 - Lo ripeterò fino alla nausea, non è un play. Semmai è una comboguard, imprendibile se può andare a mille all'ora, ma se è costretto a giocare a ritmi controllati e difese schierate, il nigeriano paga un prezzo carissimo e con lui tutta la squadra. C'era di meglio sul mercato? Sì, ovvio.

SARTO 5.5 - La versione nostrana, molto più giovane (e sana) di Domen Lorbek, fatto in casa ed a prezzo conveniente. Tiro sugli scarichi e stop. Spesso non è stato nemmeno chiamato sul cubo dei cambi, quando coinvolto in rotazione o ha convinto parzialmente oppure ha faticato moltissimo. Certo, se è una questione di budget può anche andar bene, a patto di saperlo e volerlo utilizzare per quel che può fare.

TORRESANI 6 - Per quel poco che ha fatto vedere, meriterebbe il nome sulla canotta e maggiore considerazione.

ZANELLI 5 - A Brindisi non lo rimpiangono e credo che ormai si sia capito il motivo. Va bene come play da cambio di ritmo se davanti ha un cervello del calibro di Darius Thompson; viceversa, può anche piazzare qua e là qualche canestro clamoroso ma resta un cambio di qualità non eccelsa in un roster in cui gli italiani sono mediamente materiale da A2. E nemmeno di quella d'alta fascia.

JURKATAMM 5.5 - Ha l'innegabile pregio di essere un soldatino, ubbidisce agli ordini senza fiatare. Funziona come equilibratore e picchiatore, meno come terminale offensivo o come elemento di furbizia. E pure lui costa poco.

VETTORI NG - Candidato a personaggio principale del remake de "Il Caso Scafroglia": ha contratto pro ma non gioca, nemmeno quando i senior sono in emergenza per infortuni, virus o falli. Un mistero trevigiano.

SOROKAS 6.5 - Gli tocca pure fare il 5 tattico per coprire i buchi altrui. Di tutti gli stranieri è l'unico ad aver offerto un minimo di continuità, quindi non si può che applaudirlo. Si potesse clonarlo, sarebbe un tesoro da preservare.

FAGGIAN 7 - Il suo futuro è da ala pura, ha mezzi atletici notevoli, è sfrontato, ha voglia di fare. Piuttosto è un mistero il motivo del suo scarso utilizzo: uno così, per quanto non abbia un tiro affidabile, andrebbe schierato come jolly almeno per dieci minuti a partita.

COOKE 4 - Potenza di avere l'agente giusto, verrebbe da dire visto che condivide l'assistenza del medesimo procuratore con altri giocatori passati per Treviso, compreso Sims. Che fosse tecnicamente limitato e carente in concentrazione, lo si sapeva. Ma proprio per questo resta incomprensibile la sua scelta in estate al posto di un Aaron Jones che costava meno, ormai già conosceva l'ambiente e che un minimo di difesa la garantiva sempre.

SCANDIUZZI 6 - Vedi Torresani.

JANTUNEN 5.5 - Continuo a chiedermi cosa abbiano visto gli scout in lui. Giocare in una Nazionale mediocre come quella finlandese ma al fianco di una stella NBA come Markkanen è piuttosto semplice; replicare lo stesso impatto in una squadra di club che ha centri di infimo livello e che non possiede giocatori capaci di liberare i compagni attirando le attenzioni delle difese avversari, è ai limiti dell'impossibilità.

SOKOLOWSKI 5 - Nemmeno le telenovelas brasiliane sono così appassionanti. In estate TvB prova a cederlo a Napoli, ma lui non vuole; poi gli chiedono di ridursi l'ingaggio pensando che così chieda di essere liberato, ma nisba. Va in Nazionale, disputa un Europeo da stropicciarsi gli occhi ma quando torna a Treviso si intristisce di nuovo, litiga con tutti (compreso l'agente) e pare quasi giocare contro. Dopo settimane di abboccamenti ha finalmente rotto gli indugi e ha voltato pagina affidandosi a Wasserman: se questa scelta servirà a riportare in campo il vecchio Sokolowski, allora in molti tireranno un sospiro di sollievo. Sperando non sia troppo tardi.

SIMIONI 5 - Non è la sua categoria. Se l'obiettivo di mercato era un pivot italiano dall'A2 a basso ingaggio, c'era Vildera libero e pure disposto a tornare a Treviso. Puntare su un elemento del genere, anche no.

NICOLA 4 - Con tutto l'affetto per Marcelo, emergono in ogni sconfitta le grandi lacune di gestione tattica della squadra. Lacune che si sommano alle scelte compiute in estate, da quella assurda di licenziare Tabellini alla selezione sin troppo rapida per non dire frenetica dei giocatori. Chi è causa del suo mal...

SOCIETA' 5 - ...pianga sé stesso. La conferma di Nicola in panca, l'incapacità di risolvere i mal di pancia con Sokolowski, gli equivoci su Alberani ed il budget, le interviste suicide, le nefaste eredità di Corato e del Covid da neutralizzare, l'incubo di dover trovare un nuovo main sponsor a giugno. I mali sono tanti. Unica luce in fondo al tunnel, c'è voglia di lavorare e di risolvere almeno alcuni dei guai.