martedì 14 gennaio 2014

Aria fritta... di nuovo

Ha suscitato un prevedibile clamore in rete l'incazzatura mediatica di Luigi Brugnaro, patron Umana, riguardante i cori che la curva veneziana ogni tanto dedica agli avversari trevigiani. Stando alle parole del presidente reyerino, nel recente passato un potenziale sponsor della Marca avrebbe rifiutato di proseguire una trattativa per accoppiare il proprio marchio alla squadra lagunare dopo aver udito l'ennesimo sfottò dei tifosi.
Il ragionamento imprenditoriale di Brugnaro potrebbe anche avere fondamento. D'altronde, analizzando la vicenda da un punto di vista di marketing, reclutare finanziatori in un territorio dileggiato (non solo dalla curva, è bene dirlo) non è semplice ed a qualsiasi imprenditore di Casier piuttosto che di Roncade o di Vedelago potrebbe dar fastidio anche solo pensare di aprire il portafogli a beneficio di una realtà che, per tutta risposta, ringrazia con cori di dileggio. Ed a tal proposito verrebbe da chiedersi quale sia l'opinione dell'agenzia di viaggi Baldoin, trevigiana e presente tra gli sponsor veneziani alla voce "Partners".

Da un punto di vista emozionale e di tifo, l'uscita di Brugnaro è invece incomprensibile. A meno di rientrare in logiche di confronto-scontro che in passato hanno prodotto varie occasioni di attrito tra il padrone e la curva. Basti ricordare che lo stesso Brugnaro non lesinò atteggiamenti da ultrà di tribuna nel derby di fine aprile 2012, peraltro giocato a Villorba, quindi nella Marca. C'è un problema di coerenza tra la ricerca di denaro da immettere nel giocattolo-basket ed il lato emotivo che spingerebbe al campanilismo puro? 
Il dato di fatto è che finché si resta sul piano dello sfottò c'è poco da recriminare. D'altronde, anche i Fioi dea Sud non mancano di dedicare cori speculari ai lagunari. E' il gioco delle parti tra curve. E non parliamo di violenza vera e propria, ché come metodo, a parte isolati episodi marcati da emeriti deficienti (vedi il recente caso di Porto S. Elpidio), quell'usanza è morta e sepolta con gli anni '90 e le ultime sassaiole. Altro che le risse di un tempo.

Il ciclone-Brugnaro invece ha destato l'attenzione dei tifosi non solo per la polemica curvaiola, ma per il progetto mai accantonato di una "squadra metropolitana". Traduzione: trasformare la Reyer nel polo catalizzatore di tutta la pallacanestro veneta ed in particolare del triangolo Padova-Treviso-Venezia. Un'idea che non piace a nessuno. Ma che fa paura a tanti. E subito sono iniziate discussioni sul futuro, sulla possibilità che un giorno la vecchia Pallacanestro Treviso, attualmente attiva solo con il settore giovanile, possa confluire nel raccoglitore veneziano. Oppure che tocchi a Treviso Basket entrare nell'orbita reyerina. Chissà che prima o poi non si ipotizzi anche un accorpamento del Basket Club Mestre o dei Giants Marghera.

La realtà è che l'idea di Brugnaro è solo tale. Un desiderio che puntualmente viene riproposto. Per provarci? Per tastare il terreno? Per scuotere l'ambiente? Per distrarre? Chissà. Da una settimana è iniziato il Carnevale, per cui possiamo anche catalogare l'ennesima uscita incongrua del presidente orogranata come una boutade, uno scherzo. Chi ha abboccato all'amo della provocazione può definirsi da solo. Nel frattempo posso solo consigliare di dedicarsi tutti a friggere frittelle e crostoli, piuttosto che l'aria. L'umore ringrazia, lo stomaco pure.

giovedì 9 gennaio 2014

Tempi supplementari

E così è giunto il 2014. E come promesso, il blog riparte.
La prima questione del nuovo anno riguarda una domanda che mi è stata posta al PalaCicogna e non solo. Che fine ha fatto il famoso "Overtime", il cosiddetto terzo tempo che la scorsa stagione concludeva le partite al Natatorio con una condivisione tra pubblico, squadra, sponsor e dirigenza? Non sarebbe male trovare una risposta a tale interrogativo.

Azzardiamo qualche ipotesi. "Overtime" si faceva al Tarvisium, vicino al Natatorio, quindi pratico per tutti. Nei pressi del PalaCicogna non pare esserci una struttura simile. O ancora: "Overtime" era qualcosa di amatoriale, in linea con il carattere della squadra, composta da ragazzini più qualche vecchia gloria, mentre ora si punta ad una dimensione meno dilettantistica e più protesa al professionismo. Come motivazioni plausibili potrebbero essere accettate. Quindi, passiamo alle possibili soluzioni.

Partiamo dalla prima ipotesi. E' vero, a Monigo il capannone del Tarvisium dista qualche centinaio di metri dal palasport, mentre a Ponzano bisognerebbe inventarsi un luogo apposito. Parliamo comunque di Ponzano, non esattamente il deserto del Sahara. Insomma, volendo un luogo coperto in cui organizzare una spaghettata si può trovare. Anche la distanza rispetto al centro di Treviso, pur maggiore rispetto alle Piscine, non dovrebbe essere un ostacolo: finita la partita, se esiste un luogo di ritrovo comune tra spettatori e giocatori, il piacere di condividere un pasto piuttosto che un brindisi può riscontrare il medesimo successo a prescindere dalla categoria, Promozione o DNB.

Passiamo alla seconda eventualità. La proiezione verso il professionismo. La piazza ambisce a tornare in alto, è ovvio. Ma la stessa piazza ha accolto con favore il ritorno alle origini. Anzi, uno dei motivi-guida di TVB 2012 era (è?) il recupero del rapporto tra club, squadra e gente comune. E "Overtime" era la perfetta chiusura del cerchio. Funzionava un anno fa, con ragazzini sconosciuti ai più, perché non dovrebbe funzionare oggi, con la formazione composta per otto decimi da giocatori del territorio?

Se il nocciolo della questione riguarda la dimensione economica, non credo sia un ostacolo insormontabile. Quanti tifosi mangerebbero volentieri una pizza o un piatto di pasta dopo la gara potendo chiacchierare con Ivan Gatto o con Nicolò Cazzolato o con Matteo Maestrello, piuttosto che recarsi in altri luoghi, da soli o in piccolo gruppo? Un anno fa il terzo tempo era gratuito, se oggi si facesse chiedendo agli avventori una quota consumazione in linea con il mercato forse si otterrebbe comunque una buona risposta.

Insomma, aridatece "Overtime".

lunedì 30 dicembre 2013

Un anno è passato... cosa resta?

Riprendo ad animare il blog ad un anno di distanza dall'ultimo post. Per tanti motivi, anche personali, ho preferito concedere una lunga pausa a questo esperimento comunicativo.
Ora si riprende. E lo si fa proprio da dove si era interrotto il racconto il 31 dicembre 2012.

Tanti avvenimenti si sono succeduti in questo anno 2013, prossimo a concludersi. Qualche esempio: Sandro Nicevic alle Piscine, Max Minto che segna il canestro vincente a Quinto, l'Enzo-day a marzo, l'inno dei Fioi dea Sud, SuperPippo Sales che illumina la strada verso la vittoria del campionato provinciale. I primi cinque mesi sono volati così, con tanta soddisfazione.

Dopo? Cinquanta giorni di incertezze. Si dice. Pare. Spifferi. Congetture. Possibilità. Smentite. Alla fine, la DNB. Non voluta ma accettata. Si preferiva una Legadue, anche Silver, per ripartire. Obiettivo fallito e non solo per demeriti propri. Acquisire un diritto anticipando i soldi di tasca propria è già un'impresa rischiosa; figuriamoci quando il venditore pone condizioni difficili da accettare oppure quando ci ripensa subito prima di apporre la firma sul documento di cessione.

Non tutto il male viene per nuocere, si suol dire. Ebbene, ripartire dalla DNB ha consentito di dar spazio, almeno a parole, al famoso recupero della trevigianità. Un qualcosa che è parso evidente almeno nelle scelte di mercato. E qui va un plauso particolare ad Ivan Gatto, che avrebbe potuto onorare l'accordo sulla parola che aveva con Udine, molto più vantaggioso. Invece ha preferito compiere una scelta di vita, diventare capitano della squadra della sua città. Un modo per dire, a voce alta, "Treviso, io ci sono!".

Dopo di lui, gli altri. Cazzolato, Raminelli, Maestrello e Prandin. Ed anche Masocco, con le conferme di Vedovato e Rossetto. Più due "stranieri", Cortesi e Parente. E coach Bjedov in panchina. Premesse ottime, non solo a livello tecnico, che hanno scatenato l'entusiasmo dei tifosi. Nessuno dimenticherà la folla al raduno, un'istantanea insolita se confrontata con l'accoglienza alle squadre targate Ghirada nel lustro precedente l'indegna chiusura. 

Sul campo la squadra non è l'annunciato schiacciasassi, anzi sta faticando. Eppure la passione sotto c'è. Ed alla fine si è pure riusciti a coinvolgere Denis Marconato, rimasto senza squadra a luglio e convinto dopo due mesi di allenamenti in gruppo a dare una mano anche in partita.

Positivo e riuscito anche il distacco dall'universo dei Colori Uniti, testimoniato da un accesissimo derby giovanile. Vinto dai verdi a fatica, nonostante la differenza tecnica a loro favore fosse abissale. Ma con la nota lieta di una folta presenza sugli spalti a tifare TVB. 

Non è tutto oro ciò che luccica. In realtà, qualcosa che non mi piace c'è. E lo dico come sempre senza peli sulla lingua. Se il tifoso medio accetta tutto e partecipa entusiasticamente ad ogni iniziativa, sia essa lo struscio in piazza per l'evento mondano della società piuttosto che la trasferta, noto un ritorno snobista all'interno del club. Un qualcosa che non mi piaceva ai vecchi tempi, quando si vinceva e si pretendeva di selezionare gli ingressi, e che mi piace ancor meno oggi, che si dovrebbero evitare distinzioni. Capisco la necessità di marketing, il bisogno di dare a chi materialmente contribuisce un comodo posto a sedere al PalaCicogna ed anche una sala relax con annessi spuntini. Ma che fine ha fatto l'anima trevigiana? Un anno fa i soci (oggi rientrati nel Consorzio per modifica strutturale del club), i consorziati ed i dirigenti sedevano tra il pubblico del Natatorio, parlavano con tutti e mangiavano con il tifoso comune a fine partita. Oggi vedo i vertici sulle poltroncine a bordo campo, distanti dalla gente. Un anno fa la cena di Natale si teneva in un ristorante comune; dodici mesi dopo si va in un locale alla moda. Il tutto poi con un incredibile capovolgimento della situazione osservando la gestione quotidiana della società, poiché ad un ristretto gruppo di lavoro comunque sovradimensionato per numero e qualità per la Promozione (Claudio Coldebella ed Alberto Bernhart) è succeduto un team allargato in cui però il solo Bernhart, confermatissimo a ragion veduta, pare essere impiegato a tempo pieno mentre per il resto c'è il part-time. Bisognerebbe porre una sorta di questione di coerenza: dove vogliamo andare? Cosa vuol essere questo TVB? Una società sportiva di trevigiani per i trevigiani o un ambizioso club che vuole scalare le vette e rinverdire i fasti del passato a costo di compiere i medesimi errori di comunicazione? Se il desiderio va verso la prima ipotesi, si torni al pane e soppressa, alle spaghettate comuni, meno lustrini e più genuinità; qualora invece si preferisse il secondo obiettivo, smettiamola di spacciare buone intenzioni per poi comportarci diversamente, come il passato tanto additato a pessimo esempio.

Magari tutto questo è solo il riflesso di una mia sensazione errata, una visione sbagliata, un'interpretazione viziata da un giudizio non conforme. Spero che sia così, di non aver compreso. Oppure che, qualora fosse tutto reale, sia stato fatto in pura buona fede, non immaginando di deviare dalla strada maestra, quella tracciata agli inizi di luglio 2012 da cinque imprenditori ed alcune vecchie glorie. Torniamo all'antico, torniamo a coinvolgere tutti. Torniamo al basket senza barriere. Torniamo tutti tifosi, senza categoria né distinzione. 

E' con un augurio che concludo il 2013 e questa ripartenza del blog. Che il 2014 possa portare belle novità ed ulteriore crescita a Treviso Basket ed a tutti coloro i quali sono affezionati a questa realtà. Per passione e non per moda.

giovedì 27 dicembre 2012

L'anno che verrà

Richiamo già nel titolo di questo mio intervento una canzone di Lucio Dalla. Un artista che apprezzavo saltuariamente, ma che, pur virtussino e quindi "avversario"nel tifo sportivo, ha amato Treviso come pochi, memore della sua gioventù. Lucio è uno dei giganti che ci hanno lasciato in questo 2012 da tragedia, che sta per concludersi. Amava lo sport, lui così piccolo e sgraziato, e per il basket ha fatto tanto.

Un destino beffardo ha accomunato Dalla a Enzo Lefebre. Scomparsi nello stesso giorno, in maniera differente. Combattente nato, nel vocabolario di Enzo il sostantivo "resa" mancava, al pari della forma riflessiva del verbo correlato. Ecco, Enzo non ha mai innalzato bandiera bianca. Non l'ha fatto quando ha dovuto combattere la malattia, non l'ha fatto quando più volte il mondo è parso crollargli sulla testa. Si è sempre rialzato e ha tentato strade alternative. Anche quando tutto stava andando a rotoli, anche quando amici e collaboratori gli consigliavano di risparmiarsi, di godersi gli ultimi giorni su questa terra invece di penare alla ricerca di una soluzione per la sopravvivenza del basket a Treviso che incontrava puntualmente un ostacolo frapposto. Enzo mi manca come persona, prima ancora che come professionista della pallacanestro. 

Potrei anche sorvolare, eppure sempre il primo marzo 2012 è scomparso anche un giornalista, che al basket ha dato qualcosa. Meno che al calcio, suo grande amore con l'apogeo dell'Hellas dello scudetto '86, e meno anche del tennis, che praticava. Eppure le prime imprese della Scaligera erano passate anche per il suo taccuino e per la sua voce. Germano Mosconi, dai più conosciuto solo per il suo coloritissimo modo di porsi di fronte agli imprevisti ed alle arrabbiature, è la terza perdita pesante dell'anno. E, per una volta, bando all'ironia.

L'anno che va a concludersi ha segnato anche la chiusura di una rivista storica, "SuperBasket", che per tanti appassionati rappresentava tutto, a dispetto della digitalizzazione imperante e delle informazioni via internet. Un pessimo segnale per il movimento, che nessuno nelle alte sfere pare aver raccolto.

Come città di Treviso, abbiamo perso per strada la Serie A, cui una proprietà ha deciso di rinunciare invece di cedere il giocattolo a chi aveva dimostrato di voler continuare, con o senza l'industriale del cartone dal carattere volubile. Si è ripartiti dal basso, dalla Promozione, dal Natatorio dove tutto era iniziato. Lontano dalla Ghirada ricca di paillettes e lustrini ma sempre più povera di anima vera. Caduti, anzi precipitati, ci si è rialzati tutti assieme. 

Treviso Basket ha iniziato a vivere così, partendo dal coraggio, dalla voglia ed anche dall'incoscienza di chi, in estate, senza sapere a cosa si andasse incontro, ha deciso di mettersi in gioco. Dall'imprenditore che accetta una scommessa pesante all'ultimo dei tifosi che, magari disoccupato e appena licenziato, si priva di cento Euro in nome di un sogno. 
Da allora, tanto è stato fatto e tanto resta ancora da fare. Quindi, guardando al 2013, resta l'augurio. A Paolo Vazzoler, a Claudio Coldebella, ai fratelli Fabbrini, a Gianantonio Tramet, a Stefano Bottari e a Stefano Bordini, ai soggetti raccolti dal Consorzio UniVerso, a Goran Bjedov e Marco Mian, ai giocatori di Treviso Basket (giovani o veterani, non importa), ai tifosi. Che il prossimo anno possa coincidere con un altro passo importante verso la rinascita del movimento e con il ritorno della pallacanestro di Marca in un campionato nazionale.

giovedì 29 novembre 2012

Spuntino, cena e digestivo

La scorsa settimana Treviso Basket ha presentato lo sponsor di maglia per la stagione corrente. Primo passo per costruire un futuro distante ma da pianificare con la giusta accortezza. Ancora non si conoscono i dettagli dell'organizzazione dei campionati della prossima stagione, ma è importante poter disporre di una base di partenza per non farsi trovare impreparati di fronte a qualunque evenienza o possibilità. Ovviamente non ci si può né deve accontentare. Sarebbe anzi bellissimo se altri imprenditori riuscissero a capire l'importanza del Consorzio UniVerso e della stessa TVB. Si può fare comunicazione integrata, stringere nuovi rapporti di business e contribuire ad un patrimonio socio-culturale e sportivo di un intero territorio. Varese è l'esempio da seguire: al terzo anno di consorzio, i conti sono perfettamente in ordine (due pareggi di bilancio e le previsioni per l'anno in corso parlano di un piccolo utile) ed i risultati sportivi, con la prima squadra capolista imbattuta, dimostrano il valore dell'idea di partenza. Ora si tratta di replicare quel modello qui, nella Marca. Le adesioni ci sono, ne servono altre. Ed anche chi già partecipa, dovrebbe capire l'importanza tanto della scelta quanto degli oneri che questa comporta.

Per martedì 11 dicembre 2012 è stata programmata la cena di Natale di TVB, aperta a tutti i sostenitori a vario titolo del club. Non mi soffermo sui dettagli. Voglio invece sottolineare come già a febbraio scorso l'occasione conviviale promossa dai tifosi fu un successo. D'altronde, non è una novità né un segreto. Già negli anni '80 simili riunioni di semplici appassionati, a tavola con uno o due giocatori ospiti, costituivano la base del tifo che riempiva alla domenica il Palaverde. Poi venne l'epoca dello snob, della ricerca dell'eccellenza non solo nel risultato sportivo, degli ingressi selezionati. E del crollo del dato del pubblico pagante. La gente comune talvolta preferisce poter scambiare due parole con un cestista professionista, per capire di poter far parte di un gruppo unico, tra squadra e cittadinanza, piuttosto che ammirare super campioni virtualmente irraggiungibili. Un applauso per l'iniziativa che davvero recupera, come nelle intenzioni delle dirigenza, le autentiche radici del basket trevigiano.

A giudicare da certe reazioni, l'ultimo intervento in questo blog deve essere risultato indigesto a qualcuno dalle parti della laguna. Francamente me ne infischio, come recitava Clark Gable in un famoso film di tanti, troppi anni fa. Non è il caso di prestare troppa attenzione a chi dimostra di non saper fare una valutazione nel merito ma si ferma a quella rivalità cittadina che recita ossessivamente come un mantra senza capirne il contenuto ed il contesto. Al punto da fossilizzarsi su slogan triti e ritriti o sulla ricerca ossessiva del "nemico". L'invito a recuperare il senso antico dello sport, spogliandosi degli orpelli e della stupidità, è rimasto senza risposta. Pazienza. Certi personaggi non sanno davvero a cosa rinunciano ed in nome di quale stolta distinzione. Sempre che quest'ultima riesca a recar loro conforto delle delusioni del fine settimana nel ghetto che hanno costruito per loro stessi.

mercoledì 28 novembre 2012

A proposito di campanilismo...

Anni fa, Rosario Caputo, all'epoca presidente della JuveCaserta, diede una duplice definizione del termine derby nel basket: "Quello con Napoli è derby, gli altri sono succhi di frutta". Inutile specificare il significato anni '80 del riferimento. 

Derby, intesi come sfide stracittadine o anche provinciali/regionali, ce ne sono tanti. Treviso Basket in questa annata particolare, nel campionato di Promozione, ne ha tanti e non ne ha nessuno. Mi spiego meglio. Nel torneo provinciale l'unica squadra del capoluogo della Marca è appunto TVB. Per trovare una rivale, occorre uscire dal confine comunale in direzione sud-ovest (Pol. S. Giorgio Quinto) o nord-est (Olimpia Carbonera). A seguire, tutte le altre, fino a due avversarie addirittura fuori provincia, Valbelluna (Belluno) ed Agordo.
A prescindere da rivalità ovviamente inesistenti, sia a livello societario che tra tifosi, c'è comunque, per tutti, la possibilità di mantenere acceso il confronto a distanza. Specie tra curve. Così, se mai si è sentito e mai si sentirà, al Natatorio o in trasferta, un coro avverso ad una squadra che incroci il cammino con i biancocelesti di coach Goran Bjedov - anzi, è vero il contrario, dato che in Promo si possono udire soltanto gli incitamenti ai propri beniamini - è frequente l'innalzarsi di slogan contro antiche nemiche. In particolare, Venezia. E Mestre.
La stessa cosa accade in Serie A, sette categorie più in alto. I tifosi orogranata raramente dimenticano di intonare cori di dileggio a Treviso, nonostante la rivalità diretta, sul campo, sia rinviata a data da destinarsi, ovvero a quando le due squadre torneranno ad incrociarsi sul parquet. Fa parte del gioco e dell'essere italiani. Come i gemellaggi: Treviso nel massimo campionato non c'è, ma i suoi sostenitori vantano legami d'amicizia con alcuni gruppi di altre squadre. Dopo la Reggiana al Palaverde lo scorso 6 ottobre, è prevedibile una rappresentanza dei Fioi dea Sud al Taliercio il prossimo 24 marzo, quando Biella si recherà a Mestre, come già avvenne quasi nove mesi fa a Villorba. Destando scandalo, peraltro, tra i sostenitori lagunari che forse non conoscevano l'usanza.

Di che stupirsi? E' costume che le tifoserie gemellate si supportino a vicenda. Anche in caso di sparizione della squadra del cuore. Per un paio d'anni, i fortitudini della Fossa hanno accompagnato in varie occasioni il recentemente sciolto IBN casertano. Dal 2001 dalla balaustra della curva del Pianella occupata dagli Eagles campeggia uno striscione che ribadisce l'amicizia tra i brianzoli e Montecatini. E quante volte i romani, in trasferta al nord, hanno trovato i triestini a dar loro man forte? Magari non piacerà a tutti, ma si usa così. Se serve, anche nei derby. Ed a Bologna ne sanno qualcosa.

Torniamo al confronto a distanza tra Treviso e Venezia. Qualcuno, nei pressi del Ponte della Libertà, ancora pare non aver ancora digerito il risultato dell'ultimo scontro tra le due compagini, il 28 aprile scorso. Sarà per il risultato conclusivo, sarà per la differente carica agonistica, sarà per episodi di contorno poco edificanti (il patron veneziano che in diretta televisiva indica le proprie parti basse ai giocatori, ad esempio), sarà per articoli apparsi sulla carta stampata non graditi. Sia quel che sia, oltre il campanilismo, pare esserci qualcuno che vorrebbe una rapida rivincita. Chissà perché. Ed all'arrabbiatura che si trascina da mesi si accompagna nel frattempo la delusione per i risultati agonistici di una squadra che, osservando la lista dei nomi dei giocatori che la compongono, pareva pensata in origine per una cavalcata in grande stile nelle sfere alte della classifica e che invece attualmente langue nei bassifondi, vittima di un non-gioco, di involuzioni psicologiche e caratteriali, di un marasma che mescola problemi fisici a questioni di spogliatoio.
A queste persone, posso solo fornire un suggerimento. Volete vedere del bel basket, dello sport autentico? Scendete di categoria, andate a vedere qualche partita dei campionati regionali e provinciali. Non troverete il campionissimo, l'ex azzurro, lo straniero da 30 punti o da 20 rimbalzi. Scoprirete però il cuore autentico della pallacanestro, dove la rivalità può essere vissuta in maniera differente, senza l'assillo del risultato ad ogni costo e dello sfottò a prescindere. Ne vale la pena. E lo dice chi per anni ha visto finali scudetto e di Coppa Italia, oltre alle competizioni europee per club. Il basket vero è in basso, è alla base.

Per tutti gli altri, che ancora oggi preferiscono dilettarsi nell'antica arte del rimuginare su sconfitte subite, esiste un solo rimedio. Un forte antiacido, in alternativa ad una sana camomilla.

lunedì 1 ottobre 2012

Ricominciamo!

Quando mi parlano di Adriano Pappalardo, scusatemi se potete suoi fan, penso solo alla sua canzone più conosciuta o al limite all'interpretazione del sergente maggiore Scherone in "Classe di Ferro". Però il motivetto, abusato e riutilizzato addirittura nelle pubblicità, si presta. Quindi ricominciamo. Con il basket e con il blog.

Treviso Basket ha inaugurato la propria attività ad Agordo, influggendo 62 punti - avete letto bene, non è un refuso - ai padroni di casa. Stracciati ma felici, forse per il pienone di pubblico, forse per aver partecipato alla scrittura di una pagina di storia, forse per aver potuto conoscere l'ex capitano ed oggi presidente Paolo Vazzoler e con lui tutti gli altri pazzi incoscenti innamorati della pallacanestro che animano questo neonato club cui è affidato un testimone pesantissimo. Ovvero la tradizione dei canestri nella Marca.

Fa un po' tristezza osservare da distante, con occhi da interessato più o meno neutrale le vicende di quella Serie A in cui Treviso ha avuto per lustri il suo posto ma che quest'anno la vede rumorosa assente. E consolarsi con le simpatie, con gli ex più o meno illustri che si sono accasati da altre parti. Chi addirittura a pochi chilometri da casa o dal posto che ha lungamente amato. Ecco, parliamo anche di Bulleri e Marconato alla Reyer. Qualcuno li ha giù bollati come "traditori" (e per il Bullo sarebbe la seconda volta, ma ha scorza dura abbastanza per scrollarsi di dosso senza fatica simili critiche gratuite) o come "infami" o ancora "mercenari". Parole che non meriterebbero commento, tanto suonano come segno di ingraditudine, di irriconoscenza e di scarsa intelligenza. Il basket di Serie A è sport professionistico, quindi gli atleti come primo obiettivo si pongono l'ingaggio in un team che ne riconosca il valore e lo paghi di conseguenza. Nulla di cui scandalizzarsi. Ed a maggior ragione conoscendo i due. Perché forse ci si è dimenticati che Marconato a Treviso ci è nato e cresciuto e che dentro di sé è sempre un figlio della Marca. E perché il cecinese, seppur adottato, ha lo scudo cittadino nel cuore, al pari della gente trevigiana e lo ha dimostrato a più riprese. Anche con una canotta diversa, compresa quella dei rivali degli ultimi derby, loro restano, nel profondo, tra quei capitani coraggiosi, stessa genia di Vazzoler, Iacopini e Pittis. Gente che ama il basket e che nutre per la propria alma mater un sentimento viscerale di riconoscenza e di sentimento autentico.

Torniamo a TVB, sigla accattivante che cela un progetto comunque ambizioso, finalmente serio dopo un'estate di ricorsi e di disorganizzazione dettata anche dall'emergenza. Anche nel nuovo, vecchie polemiche. Per la presenza sulle maglie di gara del marchio detestato dei Colori Uniti, che ai tifosi più che i trionfi del passato ricorda i ripetuti silenzi degli ultimi mesi. E dire che il Vazzo era stato chiarissimo: è uno scotto da pagare per poter ottenere una base di partenza. Buon viso a cattivo gioco, nulla più. Che si ingoi un rospo oggi sperando un domani di prendersi adeguate rivincite verso tanti autori di sdegnosi rifiuti.

A tal proposito, un fugace richiamo a quanto accaduto nella seconda metà di settembre. I nuovi guai giudiziari e finanziari di Sacrati, patron F che finora ha ottenuto comunque credito a dispetto dei disastri combinati; e la farsa Angels-Rieti, risolta con due mesi di ritardo tramite una estromissione a pochi giorni dal via. Ma come? La Federazione non era quella che propugnava il rispetto delle regole? "Niente precedenti pericolosi" ripetevano alcuni soloni tra luglio ed agosto. Peccato che alle parole seguano fatti parecchio difformi dagli intendimenti annunciati. E chissà cosa diranno un buon numero di società di Gianni Petrucci, candidato unico alla presidenza FIP (ricordate Fedro, mi raccomando), che ha ripreso il cavallo di battaglia delle metropoli come serbatoio della palla a spicchi di domani.

Chiudiamo di nuovo con i biancocelesti, bianco-blu royal per i soliti regolamenti che spaccano il capello sui cromatismi ma che poi si prestano ad interpretazioni plurime quando conviene. All'esordio logisticamente scomodo ma tecnicamente morbido seguirà un tuffo nel passato, il ritorno al Natatorio delle origini, e soprattutto la prima gara di alto valore. Si chiama Quinto, si pronuncia Polisportiva San Giorgio. E' una delle favorite del campionato. E la sfida tecnica e tattica di domenica prossima è già lanciata.