Non sono affatto stupito dalla reazione scomposta e sdegnata di molti lettori che hanno reagito in maniera negativa all'ultimo post di questo blog. D'altronde avevo preventivato la possibilità che molti non avessero compreso il significato dello stesso: sottolineare le paternità dimenticate della salvezza di TvB. Mentre tutti si spellavano le mani per glorificare Marcelo Nicola (di cui parlerò tra pochissimo), nessuno ricordava quanto era avvenuto di contorno, come se si fosse trattato di un miracolo assoluto, slegato da qualsivoglia logica o determinazione altrui. Ho notato del fastidio anche nelle poche righe dedicate a giocatori come Miaschi e Chillo che per mesi sono stati massacrati via social, definiti inadeguati se non peggio, e oggi dimenticati neanche fossero dei paria. E taccio per carità cristiana di Ciccio Pellegrino il cui miglior ritratto é stato fatto da Federico Pasquini: un ragazzo intelligente, umile, silenzioso, prezioso, che ha alzato il livello degli allenamenti e che non ha mai preteso nulla. Mi pare evidente che molti tifosi badino quindi alla prima impressione esteriore e non vogliano conoscere quanto vi sia a monte o dietro le quinte. Ed è un peccato.
Il post precedente era quindi dedicato ai ringraziamenti (alcuni satirici, devo ammetterlo) nei confronti di chi, specie in realtà esterne a Treviso Basket, ha inconsapevolmente aiutato la Nutribullet a salvarsi. A proposito: Ed Croswell non era uno "scarto di Napoli", come qualcuno improvvidamente ha scritto. Croswell non rientrava nei piani tecnici della Guerri dopo che la dirigenza partenopea aveva deciso di riprendere Leo Totè. Ma il vero problema nel reparto lunghi campano era Guglielmo Caruso, lui sì deludente; essendoci un limite agli stranieri utilizzabili in campo e non potendo trovare un esterno italiano di qualità, Napoli aveva deciso di privarsi di Croswell (che nei piani iniziali doveva essere il back-up di Caruso ma alla fine giocava di più e produceva di più) per inserire Totè prima e Doyle poi. Quanto a Cappelletti e Macura, definirli solo "buoni giocatori" equivale ad insultarli. JP a Tortona era una star del campionato, al primo anno aveva portato la matricola piemontese alla finale di Coppa Italia e in semifinale playoff e soltanto i problemi fisici lo avevano rallentato e poi fermato. Da poco più di un anno è tornato un vero giocatore di pallacanestro e da allora è tornato a fare ciò che gli piace e che gli riesce meglio. Se vi state domandando cosa sia, vi rispondo con le parole di Bruno Mascolo che è stato suo compagno di squadra sia in Piemonte che a Treviso: "JP è un realizzatore purissimo, un talento nato. Se si accende, è capace di segnare trenta punti in pochi minuti e non c'è modo di fermarlo". Questo per definire Macura: altro che "buon giocatore"! Passando a Cappelletti, se nel 2017-18 non avesse avuto tutti quegli infortuni probabilmente la sua carriera ad alto livello sarebbe iniziata ben prima. Nel 2022 è stato eletto MVP italiano della Serie A2, che sarà anche un titolo platonico ma certifica il talento espresso visto che il campionato cadetto prevede una competizione serrata proprio per gli italiani a fronte di un ridotto contingente straniero. Il suo primo vero anno in LBA è sì coinciso con la retrocessione di Verona ma lo ha consacrato come playmaker di razza, tant'è vero che Sassari lo ha firmato con un biennale senza pentirsene - piuttosto è vero che molti sassaresi oggi accusano la Dinamo di non averlo tenuto o almeno ripreso a gennaio. Infine era stato scelto da Jasmin Repesa per Trapani e non mi pare che il coach croato sia un cretino o un pessimo conoscitore del gioco e dei suoi interpreti.
Spero così di aver messo i famosi "puntini sulle i" a beneficio di chi non aveva compreso un testo semplicissimo e mi aveva accusato di irriconoscenza nei confronti di Marcelo Nicola. Che di meriti ne ha parecchi e glieli riconosco più che volentieri: è stato giustamente caparbio anche quando tutto andava storto, si vedano l'appendicite di Macura e la pesante scavigliata di Pellegrino; ha mantenuto il gruppo isolato quando piovevano critiche sia giuste che esagerate; ha riscoperto Miaschi dopo averlo accantonato, facendo diventare il ligure un elemento imprescindibile per la salvezza; ha imparato da alcuni errori come quelli commessi a Varese; ha ridisegnato le rotazioni evitando l'unica combinazione deleteria tra gli esterni (Weber-Torresani-Mars assieme); ha insistito con la società per avere quel Croswell che ha svoltato la stagione; ha incaricato Cappelletti del ruolo di arma tattica dalla panchina col compito di cambiare volto alle partite; ha riconosciuto i momenti di crisi di Abdur-Rahkman e di Macura evitando che diventassero dei bersagli per gli avversari e redistribuendo fiducia agli altri giocatori. Mi pare chiaro che una bella fetta della salvezza di TvB sia sua. Ma come ho già detto il post precedente non riguardava Marcelo Nicola ma tutte quelle situazioni dimenticate dai più. Perché sì, Nicola ha avuto dei meriti assieme ai giocatori, al resto dello staff, alla società, alla proprietà che ha aperto i cordoni della borsa in un periodo non facile. Ma quanti hanno dimenticato che senza Antonini e Magro i vari Cappelletti e Croswell non sarebbero mai arrivati? Quanti hanno sottovalutato l'implosione di Sassari che due mesi fa non era nemmeno accreditata come rivale per la salvezza e invece è precipitata senza paracadute? Quanti sanno che senza un minimo di lungimiranza da parte di TvB il buon JP Macura non sarebbe mai potuto tornare, visto che il suo stipendio è coperto dall'assicurazione sottoscritta in estate sulla salute dei tendini di Olisevicius? E lasciamo perdere per una volta le dietrologie sul povero Alessandro Rossi che ha guidato una squadra a lungo monca di giocatori e poi ricostruita senza i necessari correttivi.
Voglio riservarvi due piccole punzecchiature finali. Primo, perché mi diverte leggere certe reazioni scomposte. Secondo, perché se dovessi compilare l'elenco delle cazzate (citazione di Claudio Sabatini, aprile 2011) scritte da certa gente che pretende di sapere tutto - una a caso, il contratto di De Raffaele a Tortona un anno fa - dovrei prendere almeno due mesi di ferie che nessuno mi riconoscerebbe. Non pretendo nemmeno di possedere la verità assoluta e, a beneficio di chi mi ritiene supponente e infallibile, rivelo tutta la mia umana imperfezione: certi giudizi sono espressi da chi non solo non mi conosce ma nemmeno ha mai avuto il coraggio di prendere un caffè un mia compagnia. Ho la nomea di rompiscatole e di giornalista che ficca il naso dove non dovrebbe, ma in fondo svolgo il mio mestiere e la simpatia non è prevista all'interno del codice deontologico. Due punzecchiature, dicevo. Una è merito del mio ex socio in telecronache nonché collega di carta stampata nonché ideatore di burle, nonché compagno in giurie di degustazione, nonché amico e ha scatenato l'ilarità di tanta gente, compreso chi mi riteneva un orco o un emerito stronzo. La potete vedere qui a fianco. E se siete dotati di un minimo di sense of humor oltre che di cultura linguistica non potrete che apprezzare. La seconda riguarda i presunti esperti di giornalismo, gente che non distingue un blog d'opinione da un articolo d'informazione e che a volte critica il blog ma appone il pollicione di approvazione o addirittura il cuoricino a ciò che scrivo per testate locali o nazionali. Cari presunti esperti, se davvero credete di conoscere il giornalismo potete darne prova proponendovi come docenti per l'Ordine professionale cui appartengo che, da disposizioni di legge, deve provvedere alla formazione continuata obbligatoria degli iscritti. Se avete la qualifica di formatori o appartenete a enti di formazione, avanzate la vostra candidatura e verrò volentieri ad ascoltarvi. Nel frattempo e col vostro permesso, io continuerò a scrivere e anche (pensate un po'!) a tenere corsi di aggiornamento a beneficio dei colleghi. Se non vi garbano le mie opinioni non c'è bisogno di dileggiare o di sminuire: la facoltà di espressione è libera al pari di quella di non leggere. Passate oltre. Come faccio io con certi personaggi.

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