Il lato piacevole del mio mestiere è poter viaggiare e conoscere. Va da sé che ogni viaggio è differente, potendo visitare mete a volte piacevoli e a volte poco interessanti. A Torino però torno sempre volentieri. E non solo o tanto per la cortesia della gente, per il Bicerin o nella speranza mai del tutto abbandonata di conoscere i ragazzi di Ignoranza Gialloblu. Torno per la Coppa Italia che nelle ultime tre edizioni ha riservato altrettante vincitrici a sorpresa. Brescia si impose tre anni fa partendo da ottava ed eliminando subito Milano, che era testa di serie assoluta. Napoli fece una cavalcata meravigliosa, con quella tripla di Sokolowski in semifinale che fu il vero punto di svolta. Trento nell'ultima edizione ha divertito tutti e ha mostrato come la progettualità sui giovani sia un valore reale e concreto.
So già che vi aspettate un pronostico per l'edizione 2026. Il cuore e il tabellone mi direbbero finale Virtus-Udine, ma è solo una sensazione. Quel che so è che patron Zanetti è stufo di tornare a casa dal Piemonte a mani vuote. Dodici mesi orsono le dichiarazioni post partita di coach Dusko Ivanovic, rese pochi minuti dopo l'imbarazzante prestazione dei felsinei nel quarto di finale contro Milano, fecero inarcare parecchie sopracciglia. I fatti dimostrarono che Ivanovic aveva ragione e tutti i critici non avevano capito un fico secco. Capita. Stavolta però la pressione è massima: Bologna arriva all'Inalpi Arena prima in classifica, con un sistema di gioco rodato e con qualche acciacco ma nulla paragonabile alla situazione di Brescia. Che non dovrebbe avere Nikola Ivanovic e dunque dovrà sperare negli straordinari di Amedeo Della Valle per battere una APU che da matricola è stata giustamente sbarazzina e ora vuole divertirsi. Merito anche di Andrea Gracis che da gran signore evita di prendersi rivincite su chi a Treviso lo irrideva in maniera sciocca e gratuita.
C'è un numero che aleggia sull'Inalpi Arena come una maledizione. Quel numero è l'otto. Che non è soltanto il prediletto di Della Valle, ancora una volta chiamato a giocare praticamente in casa. Quel numero è il limite attuale condiviso da tre club di Coppe Italia vinte. Se la Treviso dei Benetton si è fermata lì vent'anni fa, con i venti dello scandalo che già soffiavano forte, Milano e Virtus vorrebbero tanto prendersi un primato assoluto. Ma la Vu Nera non conquista questo trofeo dal 2001, l'anno dell'Invincibile Armata di Ginobili-Jaric-Griffith; l'Olimpia ci prova e ci riprova dal 2022 quando fece nera (e non bianca) Tortona a Pesaro.
Proprio Tortona è un'altra pretendente, pur partendo dalla parte peggiore del tabellone. Il quarto contro Venezia, che recupera gli infortunati e vorrà giustificare i tanti soldi spesi vincendo qualcosa (è dalla pandemia che la Reyer è a secco), si annuncia come la partita più equilibrata del lotto. Poi ci sono le outsider: oltre a Udine, Napoli che torna due anni dopo il trionfo ma senza nessun reduce - l'ultimo, Saccoccia, è stato ceduto a Rimini da poco - e poi Trieste che giusto qualche giorno fa ha deciso di interrompere il rapporto con Gonzalez affidando la squadra all'ex vice Taccetti. Mossa curiosa, quella dei giuliani: il feeling col coach spagnolo non si è mai consolidato però la scelta di operare un cambio così drastico alla vigilia delle Final Eight è difficile da spiegare. Almeno al di fuori dell'ambiente alabardato.
Poi ci sono le prime volte. Di APU Udine, che non è la PAU di Snaidero né l'altra APU, quella uccisa dai Querci (sì, gli stessi di Livorno) a inizio anni '90 con un'altra Libertas. Ma anche di Maurizio Gherardini come presidente LBA: proprio un anno fa all'evento sponsor allo Juventus Stadium già si affilavano i coltelli con la fronda Tortona-Milano-Reggiana-Treviso che iniziava a far proseliti nonostante le smentite di rito. Nel mirino c'era Umberto Gandini che difatti pochi mesi dopo sarebbe stato impallinato per un solo voto. Non so dirvi oggi se il progetto di una LBA autonoma e più ricca sia diventato realtà o se le previsioni estive di abbonamento a LBA TV si siano rivelate sbagliate per eccesso. Quel che so è che Gherardini ha dovuto rispolverare tutto il suo politichese per risolvere quel pasticcio brutto di Trapani. Che col suo ingombrante presidente è la grande assente a Torino.
Confesso che un anno fa ero tra i giornalisti che trattenevano a stento il sorriso dopo l'incredibile finale di partita tra Shark e Trieste, con la rubata su rimessa avversaria di Jeff Brooks e sorpasso praticamente sulla sirena. Anche Valerio Antonini era lì, nero come la pece in volto più che nell'outfit, seduto a bordocampo a inveire, fin troppo lesto a distribuire consigli non così voluti da Repesa su questo o quel giocatore o su questioni tattiche. Mi stupisco semmai che Jasmin abbia accettato di restare su quella panchina la scorsa estate salvo lasciare l'incarico quando il castello di carta ha iniziato a vacillare. Con buona pace di chi ancora oggi crede che Trapani sia stata vittima di un complotto ordito non si da quanti presunti poteri forti, io so come sono andate le cose. E dico che l'unica colpa di Repesa è aver accettato di proseguire un percorso che era già destinato a concludersi in anticipo. D'altronde non è il primo caso di un allenatore che firma un contratto ben sapendo dei rischi cui va incontro: per ulteriori referenze potete chiedere agli esonerati di questa stagione sportiva, da Bulleri a Gonzalez passando per Rossi. Parafrasando un popolare detto, "è il mestiere di coach, bellezza!".
E adesso vi saluto. Un pranzo veloce, poi si comincia con le partite. Ci rileggeremo a Final Eight finita con il consueto bilancio della kermesse, il pagellone, le impressioni raccolte.
