domenica 15 marzo 2026

L'imbarazzo della scelta

Mi sento come quando da bambino i miei genitori mi portavano al ristorante e mi lasciavano sfogliare il menù. Quella sensazione di imbarazzo della scelta è tornata a farmi visita in questa domenica tra tutte le notizie golose di giornata. Dall'hat trick di Kimi Antonelli, il fresco campioncino bolognese della Formula Uno allevato da quel volpone di Toto Wolff, fino alla scoperta di una cellula spionistica russa in Colombia smascherata perché uno dei membri ha usato Google Translate per comunicare le istruzioni ai propri collaboratori locali - non ci sono più le barbe finte di una volta! Ma se devo scegliere una notizia da commentare, allora opto per l'oramai inevitabile retrocessione in A2 di Treviso Basket. Che dopo tanti vani tentativi, finalmente è prossima a centrare l'obiettivo non dichiarato ma palese. Il ritorno in cadetteria.

Diciamocelo francamente: solo una somma di miracoli può evitare che avvenga ciò che viene pronosticato da settimane se non da mesi. Siccome certi allineamenti planetari capitano una volta sola e in questo TvB ha già goduto di quanto avvenne il 30 aprile 2023 (per tacere della grazia ricevuta un anno prima e della pazzesca rincorsa del 2024), stavolta non ci saranno sorprese. A meno di una nuova pandemia globale o della sospensione di tutte le attività sportive causa terzo conflitto mondiale, eventi che nessuno si augura, figurarsi per scampare una retrocessione sportiva. La verità è che TvB è diventata la nuova Pesaro: un club che vivacchia, che sogna troppo in grande in relazione alle modeste risorse, che manca di quella progettualità che ha fatto le fortune di altri (qualcuno ha detto Trento?). La Vuelle è scesa due anni fa dopo che nelle precedenti undici stagioni era rimasta tranquilla solamente in tre occasioni, diventando un'abbonata o quasi al penultimo posto e venendo preservata dalla discesa nel 2020 soltanto dall'annullamento del campionato causa Covid-19.

A dirla tutta, Pesaro qualche idea decente ce l'ha. Tant'è vero che al secondo anno di purgatorio in A2 ha assemblato una squadra interessante, ha confermato in panchina un allenatore energico e con dei principi tattici chiari, sta lavorando a fari spenti ma ora punta decisa a salire evitando i playoff. Dobbiamo ancora capire se ce la farà, intanto però gli errori del passato sono stati interiorizzati e corretti. Mi chiedo se TvB farà altrettanto. O se proseguirà a commettere sbagli su sbagli pensando addirittura di aver ragione. E mentre si concretizza la singolare maledizione di Frank Vitucci - chi caccia il coach veneziano è condannato a retrocedere o a sparire a breve giro di posta, chiedere per referenze a Brindisi e Torino - non posso evitare un "ve l'avevo detto" a chi non vedeva l'ora di voltare pagina sbagliando tutto lo sbagliabile.

La retrocessione di TvB non nasce con la sconfitta a Varese. E nemmeno con lo 0-6 del presente girone di ritorno, che sarebbe 0-7 se ancora ci fosse Trapani. Non nasce neanche con il ritorno in panchina di Marcelo Nicola, che per alcuni pareva essere il salvatore della patria ma che alla riprova si è rivelato ininfluente. Tutto nasce la scorsa estate quando si è voluto buttar via il bambino con l'acqua sporca, riempiendo la bacinella con tante promesse e troppe scelte sbagliate. Come il duo Ragland-Weber, il primo ormai un panchinaro di lusso per campionati a bassa intensità e il secondo un mangiapalloni peggiore di Lionel Chalmers. Con loro, la costruzione di un team Over30, il secondo più vecchio della LBA dopo Brescia. Con una differenza sostanziale: la Germani è un meccanismo oliato e collaudato sorretto da un allenatore in campo (Della Valle) e con gerarchie ferree; questa Nutribullet, affidata tra l'altro a un coach difensivista e da corsa a perdifiato come Alessandro Rossi era un controsenso sul parquet. E chi ha pagato? Prima Ragland, e non c'erano alternative; poi Stephens, inadeguato a dir poco; infine Rossi, la cui unica colpa è stata accettare di guidare una squadra che era l'antitesi completa del proprio credo.

Per capire quanto fosse inguaiata Treviso bastava osservare il linguaggio del corpo di Tony Perkins. Non un fenomeno ma nemmeno il bidone che si è visto in canotta Nutribullet. Nessuno ha capito come abbia fatto un giovane promettente a diventare l'ombra del proprio cugino scarso di terzo grado, passando da esterno con grinta ad ameba ambulante? Risposta facile in due parole, anzi nome e cognome: Brianté Weber. Un personaggio simpatico, l'ex Reggio Emilia, ma anche giocatore umorale, egoista vero, elemento abituato a gestire il pallone per sé stesso e poi, forse, per gli altri. Già con Ragland un realizzatore di razza come Abdur-Rahkman si era intristito, con Weber la situazione è peggiorata. Così la società ha sprecato soldi, visto extracomunitario, tesseramento e un mese e mezzo di tempo. Col risultato di vincere giusto due partite per poi non combinare nulla. Ripartito da Treviso, Perkins è tornato a guardare il canestro con convinzione e a mostrare ciò di cui è capace. Quasi a dire: "Visto? Non ero io il problema".

Se retrocessione dev'essere, l'unico spunto positivo può essere rappresentato dalla possibilità di ripartire da zero. TvB perderà il controllo di tutti i giocatori sotto contratto, cioè il gruppo italiano (Pellegrino e Cappelletti a parte, che vanno entrambi a scadenza a giugno) più Allinei che in estate è stato spedito controvoglia a Cremona sponda JuVi dopo che Torresani ha fatto dietrofront col discorso NCAA. Dal vivaio l'unico elemento buono su cui costruire qualcosa è Spinazzè, poi occorrerà pescare con attenzione in un mercato forse più difficile di quello di LBA. Perché in A2 gli italiani chiedono più soldi facendo valere un peso contrattuale notevole. Ma ancor più importante sarà la scelta dell'allenatore: non si potrà procedere a tentoni, occorrerà individuare subito il capoprogetto cui affidare tutta la gestione tecnica e a cascata la scelta del rapporto simbiotico con l'head coach. A proposito: secondo indiscrezioni Federico Pasquini non dovrebbe restare in sella, quindi è aperta la caccia al sostituto. Che qualcuno in società avrebbe già individuato, giocando al risparmio e senza considerare i magri risultati raccolti. Ci sarebbe anche un altro candidato, già considerato in passato ma scartato in maniera nemmeno elegante, che vorrebbe riprovarci e avrebbe pure qualche idea su come ripartire, chi prendere, che tipo di squadra costruire. Se la retrocessione insegna qualcosa è che a volte occorre imparare anche nel modo più doloroso possibile, voltando pagina per ricostruire con pazienza. Altrimenti c'è solo l'imbarazzo della scelta: sì, di ripetere in maniera sempre diversa la solita storia di delusioni e di promesse disattese.

mercoledì 18 febbraio 2026

Godersi Torino

Il lato piacevole del mio mestiere è poter viaggiare e conoscere. Va da sé che ogni viaggio è differente, potendo visitare mete a volte piacevoli e a volte poco interessanti. A Torino però torno sempre volentieri. E non solo o tanto per la cortesia della gente, per il Bicerin o nella speranza mai del tutto abbandonata di conoscere i ragazzi di Ignoranza Gialloblu. Torno per la Coppa Italia che nelle ultime tre edizioni ha riservato altrettante vincitrici a sorpresa. Brescia si impose tre anni fa partendo da ottava ed eliminando subito Milano, che era testa di serie assoluta. Napoli fece una cavalcata meravigliosa, con quella tripla di Sokolowski in semifinale che fu il vero punto di svolta. Trento nell'ultima edizione ha divertito tutti e ha mostrato come la progettualità sui giovani sia un valore reale e concreto.

So già che vi aspettate un pronostico per l'edizione 2026. Il cuore e il tabellone mi direbbero finale Virtus-Udine, ma è solo una sensazione. Quel che so è che patron Zanetti è stufo di tornare a casa dal Piemonte a mani vuote. Dodici mesi orsono le dichiarazioni post partita di coach Dusko Ivanovic, rese pochi minuti dopo l'imbarazzante prestazione dei felsinei nel quarto di finale contro Milano, fecero inarcare parecchie sopracciglia. I fatti dimostrarono che Ivanovic aveva ragione e tutti i critici non avevano capito un fico secco. Capita. Stavolta però la pressione è massima: Bologna arriva all'Inalpi Arena prima in classifica, con un sistema di gioco rodato e con qualche acciacco ma nulla paragonabile alla situazione di Brescia. Che non dovrebbe avere Nikola Ivanovic e dunque dovrà sperare negli straordinari di Amedeo Della Valle per battere una APU che da matricola è stata giustamente sbarazzina e ora vuole divertirsi. Merito anche di Andrea Gracis che da gran signore evita di prendersi rivincite su chi a Treviso lo irrideva in maniera sciocca e gratuita.

C'è un numero che aleggia sull'Inalpi Arena come una maledizione. Quel numero è l'otto. Che non è soltanto il prediletto di Della Valle, ancora una volta chiamato a giocare praticamente in casa. Quel numero è il limite attuale condiviso da tre club di Coppe Italia vinte. Se la Treviso dei Benetton si è fermata lì vent'anni fa, con i venti dello scandalo che già soffiavano forte, Milano e Virtus vorrebbero tanto prendersi un primato assoluto. Ma la Vu Nera non conquista questo trofeo dal 2001, l'anno dell'Invincibile Armata di Ginobili-Jaric-Griffith; l'Olimpia ci prova e ci riprova dal 2022 quando fece nera (e non bianca) Tortona a Pesaro. 

Proprio Tortona è un'altra pretendente, pur partendo dalla parte peggiore del tabellone. Il quarto contro Venezia, che recupera gli infortunati e vorrà giustificare i tanti soldi spesi vincendo qualcosa (è dalla pandemia che la Reyer è a secco), si annuncia come la partita più equilibrata del lotto. Poi ci sono le outsider: oltre a Udine, Napoli che torna due anni dopo il trionfo ma senza nessun reduce - l'ultimo, Saccoccia, è stato ceduto a Rimini da poco - e poi Trieste che giusto qualche giorno fa ha deciso di interrompere il rapporto con Gonzalez affidando la squadra all'ex vice Taccetti. Mossa curiosa, quella dei giuliani: il feeling col coach spagnolo non si è mai consolidato però la scelta di operare un cambio così drastico alla vigilia delle Final Eight è difficile da spiegare. Almeno al di fuori dell'ambiente alabardato.

Poi ci sono le prime volte. Di APU Udine, che non è la PAU di Snaidero né l'altra APU, quella uccisa dai Querci (sì, gli stessi di Livorno) a inizio anni '90 con un'altra Libertas. Ma anche di Maurizio Gherardini come presidente LBA: proprio un anno fa all'evento sponsor allo Juventus Stadium già si affilavano i coltelli con la fronda Tortona-Milano-Reggiana-Treviso che iniziava a far proseliti nonostante le smentite di rito. Nel mirino c'era Umberto Gandini che difatti pochi mesi dopo sarebbe stato impallinato per un solo voto. Non so dirvi oggi se il progetto di una LBA autonoma e più ricca sia diventato realtà o se le previsioni estive di abbonamento a LBA TV si siano rivelate sbagliate per eccesso. Quel che so è che Gherardini ha dovuto rispolverare tutto il suo politichese per risolvere quel pasticcio brutto di Trapani. Che col suo ingombrante presidente è la grande assente a Torino.

Confesso che un anno fa ero tra i giornalisti che trattenevano a stento il sorriso dopo l'incredibile finale di partita tra Shark e Trieste, con la rubata su rimessa avversaria di Jeff Brooks e sorpasso praticamente sulla sirena. Anche Valerio Antonini era lì, nero come la pece in volto più che nell'outfit, seduto a bordocampo a inveire, fin troppo lesto a distribuire consigli non così voluti da Repesa su questo o quel giocatore o su questioni tattiche. Mi stupisco semmai che Jasmin abbia accettato di restare su quella panchina la scorsa estate salvo lasciare l'incarico quando il castello di carta ha iniziato a vacillare. Con buona pace di chi ancora oggi crede che Trapani sia stata vittima di un complotto ordito non si da quanti presunti poteri forti, io so come sono andate le cose. E dico che l'unica colpa di Repesa è aver accettato di proseguire un percorso che era già destinato a concludersi in anticipo. D'altronde non è il primo caso di un allenatore che firma un contratto ben sapendo dei rischi cui va incontro: per ulteriori referenze potete chiedere agli esonerati di questa stagione sportiva, da Bulleri a Gonzalez passando per Rossi. Parafrasando un popolare detto, "è il mestiere di coach, bellezza!".

E adesso vi saluto. Un pranzo veloce, poi si comincia con le partite. Ci rileggeremo a Final Eight finita con il consueto bilancio della kermesse, il pagellone, le impressioni raccolte.